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Ma che senso ha dirsi anticomunisti?

29 Dicembre 2022 - di Dino Cofrancesco

In primo pianoPolitica

Le guerre civili dei padri sono sempre state da noi fonti di insanabili divisioni ideologiche tra figli e nipoti. Nel nostro tempo, però, abbiamo una significativa variante: le divisioni continuano ma una parte della barricata (i paladini del Bene) è sempre più piena mentre l’altra (i vinti della storia) è sempre più vuota. Un regime come il fascismo caduto quasi ottant’anni fa continua ad essere il nemico mortale di una nutrita schiera di giornalisti, professori, militanti di partito, acchiappafantasmi, mentre a farne l’apologia è una sparuta, esaltata – e spesso violenta – minoranza che nulla sa di Giovanni Gentile o di Gioacchino Volpe. A un destino analogo, però, è andato incontro anche un altro ‘caro estinto’ meno lontano, il comunismo. Oggi è considerato il principio di ogni male, il volto feroce e sanguinario della tirannide: solo che dalla parte giusta della barricata si trovano tanti che avevano osannato al ‘sol dell’avvenire’ e, dalla parte sbagliata, quei pochissimi fedeli a cui nessun Gulag riesce a far cambiare idea. Forse dovremmo ricordarci, anche per i regimi politici, dell’antico adagio ‘parce sepulto’ e, soprattutto, chiederci perché, nel caso del comunismo, almeno a est dell’Elba, vi siano tanti nostalgici (come certi taxisti moscoviti sospiranti: “ah quando c’era Stalin!”) che non sembrano apprezzare le benedizioni della democrazia liberale. Diceva Sandro Pertini, che la peggiore delle democrazie è preferibile alla migliore delle dittature. Sono d’accordo ma non tutti la pensano così e molti non riescono a dimenticare le performances sociali e assistenziali dei regimi esecrati dalla retorica liberale. Nel mondo umano non c’è salto dalla luce della libertà politica all’inferno della dittatura. C’è democrazia e democrazia, dittatura e dittatura e, spesso, le seconde si affermano per l’incapacità delle prime ad assicurare ai popoli un minimo di legge e di ordine. Quando Kruscev era in auge gli analisti americani ritenevano che se i russi avessero potuto votare liberamente, Kruscev sarebbe stato rieletto. A una democrazia liberale è più utile lo scetticismo di Montaigne che il fideismo dei nuovi liberali, ciechi davanti alla storia e alle sue lezioni di realismo.

Dino Cofrancesco

Niente luna di miele tra elettorato e destra vincente

24 Dicembre 2022 - di Paolo Natale

In primo pianoPolitica

Cos’è la luna di miele politico-elettorale? Lo sappiamo: è quel periodo post-voto, di lunghezza variabile, in cui l’elettorato di un certo paese tende a premiare il partito, la coalizione, il candidato che ha appena vinto le elezioni, facendo progressivamente lievitare il livello di fiducia nel governo uscente. Così, nelle settimane successive alla consultazione legislativa, si assiste spesso al cosiddetto “bandwagon effect”, la tendenza cioè ad appoggiare il partito vincente e, talvolta, addirittura a riscrivere la propria storia elettorale, ristrutturando ilproprio ricordo di voto in favore di chi ha vinto le elezioni.

Un fenomeno che capita frequentemente, soprattutto nei paesi di tradizione cattolica, a causa della rilevanza della comunità, del senso di appartenenza collettivo, ma anche in quelli di tradizione protestante, sia pur in misura minore. Quando vinse Obama negli Usa 2008, ad esempio, un sondaggio effettuato un mese dopo la sua elezione mostrava come il vantaggio del presidente uscente sul suo sfidante McCain si era incrementato di 6-7 punti percentuali, rispetto al voto presidenziale (da 7% a 14%). Da noi Silvio Berlusconigiunse ad un livello di popolarità prossima al 60% nei mesi successivi alla sua vittoria elettorale contro Veltroni, sempre nel 2008, quasi venti punti oltre la quota di voti che ottenne la sua coalizione alle elezioni politiche.

La domanda che ci poniamo oggi, in riferimento al nuovo governo uscito dalle urne tre mesi orsono, è dunque ovvia: sta accadendo anche per Giorgia Meloni e il suo esecutivo, per Fratelli d’Italia e la coalizione di centro-destra (o, se si preferisce, di destra-centro) questo incremento di fiducia, questa apertura di credito chiamata appunto luna di miele?

Ci sono due aspetti da considerare, nell’analizzare questa situazione, due aspetti che a volte viaggiano nella medesima direzione, ma che a volte non risultano del tutto correlati: il primo è, come ho detto, il livello di approvazione nell’operato del governo e del suo capo; il secondo è l’orientamento di voto a favore della coalizione o del partito di governo.

Per quanto riguarda il primo punto, è indubbio che sia Giorgia Meloni che il suo esecutivo abbiano goduto in questo periodo di un deciso incremento di fiducia, con giudizi positivi che superano di una decina di punti quelli negativi. In particolare, il gradimento per la leader di Fratelli d’Italia è passato dal 40% circa durante il periodo elettorale all’attuale 55%, grazie in particolare all’ulteriore miglioramento dei giudizi provenientidall’elettorato di centro-destra.

E proprio quest’ultimo è in realtà l’elemento rilevante che ci permette di descrivere più compiutamente anche il secondo aspetto, vale a dire l’orientamento di voto, che vede certo in ulteriore crescita la principale componente della coalizione governativa, cioè Fratelli d’Italia, ma è una crescita legata al passaggio di voto proveniente dagli altri partner della coalizione stessa, Lega e Forza Italia. Non si verifica dunque unsignificativo incremento di consensi per l’area di governo, ma solamente una sorta di ridistribuzione in favore della maggiore forza politica. Fratelli d’Italia passa dal 26% delle politiche all’attuale 30-31%, a scapito appunto, in prevalenza, degli altri partner dell’attuale esecutivo (si veda il grafico).

Per poter parlare di “luna di miele” deve verificarsi almeno una di queste condizioni: un significativo passaggio di voti (virtuali, ovviamente) prevenienti da altre aree elettorali e/o un chiaro appeal del governo all’interno della fascia di elettorato meno interessato alla politica (astensionisti o indecisi). Nessuna di queste due situazioni sembra essere presente in queste settimane: le defezioni tra le forze politiche di opposizione(Pd, M5s o Terzo Polo) in favore del governo sono molto limitate, nell’ordine di un paio di punti percentuali complessivi; i giudizi favorevoli al governo da parte dei recenti astensionisti appaiono decisamente minoritari, al contrario di quanto accadeva durante il governo Draghi.

Dunque, è certamente vero che Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni possono oggi contare su una maggioranza sia parlamentare che elettorale decisamente solida, benché non riescano a far presa sulla cosiddetta “area grigia” (indecisi e astensionisti), ma questa situazione appare largamente favorita dalla presenza di una opposizione sempre più incapace di esercitare un ruolo di possibile alternativa.

Ricolfi e la sinistra che va in pezzi

21 Dicembre 2022 - di fondazioneHume

In primo pianoSocietà

  1. Come le idee di sinistra sono migrate a destra. Considerando quanto sta accadendo a Bruxelles, il titolo del suo ultimo libro è più che attuale…

Sì, la sinistra ha subito una mutazione non solo ideologica e programmatica, ma anche di natura etica. Prima le si poteva rimproverare il complesso dei migliori (il mio libro Perché siamo antipatici? è di quasi vent’anni fa), ora ad alcuni può venire il sospetto (sbagliato anche quello) di una inferiorità morale, visto che gli scandali di cooperative e Ong coinvolgono sistematicamente esponenti di quella parte politica. La realtà è più semplice: la degenerazione etica della sinistra è dovuta semplicemente al fatto che proprio la sua autorevolezza, il suo insediamento nei gangli del potere, il suo controllo totale dell’industria della bontà, la rendono il bersaglio ideale dei tentativi di corruzione. Non sono più cattivi, sono solo più corruttibili.

  1. Perché quel lessico, che una volta apparteneva ai compagni, oggi caratterizza chi è al governo del Paese?

Se si riferisce al lessico della difesa dei deboli, direi che ci sono due ragioni. La prima è che la lotta contro criminalità e immigrazione irregolare fa parte integrante della difesa dei deboli, ed ovviamente è più congeniale alla destra. La seconda ragione è che la destra oggi è egemonizzata dalla destra sociale di Giorgia Meloni, che in alcune battaglie a tutela dei deboli crede davvero. Tolta la fetta salviniana della manovra (fisco, condono, contante, flat tax), il resto è costituito da misure di tutela delle fasce deboli. E questa impostazione è destinata a rafforzarsi non appena Giorgia Meloni comincerà ad occuparsi di scuola e di promozione del merito, sulla scia dell’articolo 34 della Costituzione sui “capaci e meritevoli ma privi di mezzi”.

  1. La lezione di Berlinguer sulla questione morale è stata davvero compresa, considerando gli ultimi scandali Qatargate e Soumahoro?

Non credo, ma penso che Berlinguer avesse vita facile a moraleggiare, posto che il PCI non era mai stato al governo, e il pentapartito dava spettacolo.

  1. Occhetto dice alla Bolognina ho pianto per molto meno. A suo parere, cosa è cambiato rispetto a quel periodo?

E’ successo che la globalizzazione ha mostrato il suo lato oscuro, fatto di delocalizzazioni e perdite di posti di lavoro nei paesi avanzati. E la sinistra ha assaggiato i prelibati frutti del potere, diventando parte integrante dell’establishment. Anzi, diventando egemone all’interno dell’establishment politico-economico-culturale.

  1. Quale la differenza tra le mazzette di Qatargate e Tangentopoli?

Sono cose diversissime. Le mazzette di Tangentopoli finanziavano, abbastanza stabilmente e uniformemente, il sistema dei partiti (con le rilevanti eccezioni di PCI e MSI), le mazzette del Quatargate ingrassano una frazione (speriamo piccola) della casta che, più che governarla, amministra l’Europa.

  1. Cosa ne pensa di questi europarlamentari, che finito il loro mandato, per cui sono stati votati dai cittadini, si mettono a fare i lobbisti?

Sarà ora di cominciare a prenderne atto: la politica è una carriera come tutte le altre, dominata dall’interesse individuale. Solo che, per alcuni, tale interesse è fatto di soddisfazioni personali, potere, prestigio, più o meno piccole vanità, per altri è anche arricchimento personale. Forse favorito, paradossalmente, dai lauti emolumenti del Parlamento Europeo. Dopotutto l’appetito vien mangiando…

  1. Tra poco ci sarà il congresso dei dem, il Pd può ancora svoltare e riprendersi quei temi tanto cari? E’ sufficiente cambiare qualche nome?

Il Pd è completamente disinteressato a una discussione politica vera, che affronti temi di fondo come quelli toccati nel mio libro: difesa dei deboli, libertà di opinione, eguaglianza attraverso la cultura.

La sa una cosa? Gli esponenti del Pd sono l’unica categoria che ha completamente ignorato La mutazione. Come mai le idee di sinistra sono migrate a destra.  Il fatto è che la loro tecnica non è criticare, combattere o reprimere il dissenso, la loro tecnica è ignorare chi fa delle critiche vere, sostanziali.

La paura di discutere in campo aperto è tale che i due candidati alla segreteria – Bonaccini e Schlein – non hanno ancora avuto il coraggio di dire che cosa distingue l’uno dall’altro. Io non mi stupirei che, dopo mesi in cui vi viene detto che il Pd deve decidersi a scegliere fra riformismo e massimalismo, la soluzione sia una segreteria Bonaccini-Schlein (o Schlein-Bonaccini), che – ancora una volta – lascia in sospeso tutti i nodi ideali e programmatici fondamentali.

  1. Meloni, intanto, diventa sempre più moderata, una sorta di riconversione. Tale linea continuerà a favorire il presidente del Consiglio?

Meloni, linguaggio a parte, era già moderata. Lo è almeno dal 2014, qnche se solo pochi osservatori paiono essersene accorti. Così si scambia per evoluzione di Meloni, quello che è il lento risveglio dei suoi critici.

  1. Cosa ne pensa dei primi passi del governo?

Male fisco, condoni, contante, pensioni. Abbastanza bene quasi tutto il resto, se non altro perché il grosso delle risorse sono convogliate sui ceti deboli. Opportuno il freno ai rave party, sacrosanta la limitazione del bonus cultura ai ragazzi delle famiglie meno abbienti.

  1. Non ritiene che qualche provvedimento di questo esecutivo sembri molto di sinistra?

No, la sinistra non è in grado di accorgersene. Anziché dire, toh ci hanno copiato, bene così, preferisce dire che anche i provvedimenti più di sinistra sono “di destra”, quindi cattivi a priori. E’ il sempiterno cane di Pavlov che possiede i progressisti.

  1. Il reddito di cittadinanza può essere superato?

Deve esserlo, ma in due sensi. Stroncare gli abusi, ma anche raggiungere tanti “veri poveri” che con le regole attuali non riescono ad accedervi.

Quegli anni bui del centrismo…

30 Novembre 2022 - di Dino Cofrancesco

In primo pianoPolitica

Gli anni che vanno dai primi governi Alcide De Gasperi allo sdoganamento delle forze di sinistra—i socialisti prima, i comunisti dopo—vengono descritti come una  sofferta fase di transizione tra la dittatura e la democrazia. Una chiesa che influenzava le scelte politiche, una radio che cestinava ogni prodotto artistico non in linea con i valori tradizionali (Dio, patria, famiglia), un’industria cinematografica soggetta alle più ottuse censure. Per chi ha vissuto quel periodo sembra di leggere una storia svolta a sua insaputa. Ero un liceale nei tardi anni cinquanta –l’unico studente della mia classe ad avere la tessera del PSI: invece della ‘Gazzetta dello Sport’, compravo ‘Il Mondo’ e non mi piaceva affatto vivere nella più bianca (allora) provincia italiana. Però ricordo anche altri aspetti di quell’Italia  dimenticati e rimossi: una televisione che, oltre a esercitare la censura, si preoccupava di elevare il livello culturale degli italiani (con sceneggiati di classici della letteratura e la mandata in onda del grande teatro europeo); una scuola selettiva non solo per gli studenti ma anche per i professori che, per diventare di ruolo, dovevano sudare sette camicie; un’amministrazione pubblica (stato e parastato) nella quale si entrava grazie a concorsi – tenuti nella mitica sede romana di Via Gerolamo Induno! – che non guadavano in faccia a nessuno; la diffusione del benessere in ampi strati sociali. La domenica nel mio paese ciociaro, prima della guerra, i contadini arrivavano in chiesa con i piedi dipinti di marrone per simulare le scarpe, nella mia adolescenza, li vedevo arrivare in macchina con grande sconcerto dei maggiorenti locali (‘di questo passo dove andremo a finire?’). Nel suo bel blog La nostra storia (‘Corriere della Sera’) Dino Messina ha recensito il libro di Pier Luigi Ballini ed Emanuele Bernardi, Il governo di centro: libertà e riforme. Alcide De Gasperi e Antonio Segni (Ed Studium). “I risultati della riforma che arrivò nel 1950 con una legge stralcio riguardante il delta del Po, la Maremma tosco-laziale, la Basilicata e la Puglia, la Sila e altre aree della Calabria, la Sicilia e la Sardegna sono racchiuse in un numero: 750 mila ettari distribuiti”. La vera rivoluzione sociale la fece la DC, a quella dei costumi avrebbero provveduto le sinistre.

 

Dino Cofrancesco

Dove sbaglia il radicale Valter Vecellio

23 Novembre 2022 - di Dino Cofrancesco

In primo pianoPolitica

Invitato all’Istituto Sturzo, con altri studiosi di pari prestigio, alla tavola rotonda di presentazione del fascicolo di ‘Paradoxa’,I, 2022, sulle ‘Parole della Destra—a cura della direttrice della rivista Laura Paoletti e del sottoscritto—Valter Vecellio un autentico liberale libertario  ha criticato il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per aver parlato di ’certezza della pena’ invece che di ‘certezza del diritto’. E’ comprensibile il disappunto del direttore di ‘Notizie radicali, che, come il suo compianto mentore Marco Pannella, ha il culto della Destra storica ed è impegnato in benemerite battaglie civili, come la denuncia delle condizioni dei detenuti nelle borboniche prigioni italiane. E tuttavia, la  certezza della pena  è una ‘species’ del ‘genus  certezza del diritto. Se c’è la seconda, non può non esserci la prima e poiché l’una è un topos retorico sbandierato a ogni pié sospinto mentre l’altro viene sistematicamente squalificato come reazionario non meraviglia che qualcuno ne faccia la sua bandiera giacché in politica non esiste il vuoto e se nessuno si fa carico dei bisogni reali e delle esigenze di una parte della popolazione ci sarà sempre qualcuno pronto ad appropriarsene. Figlie, madri, sorelle, spose che vedono gli assassini dei loro congiunti rimessi presto in libertà—grazie anche alla filosofia del diritto mite di magistrati formatisi nelle Università sessantottesche dove hanno appreso che la responsabilità individuale è un mito giacché crimini e violenze sono prodotti della società borghese—non possono non ripetere, col protagonista di una vecchia sceneggiata napoletana,”chesta non è giustizia, è ‘nfamità!”. Il fatto che delle vittime si occupino solo i giornali del centro-destra—o trasmissioni televisive come quelle di Nicola Porro, di Mario Giordano (sempre sopra le righe), di Paolo Del Debbio—dovrebbe indurre le sinistre a mettere da parte il ‘politicamente corretto’—che spesso le porta a nascondere la provenienza exracomunitaria di chi delinque–e a chiedersi, seriamente, come mai una pronipote del ‘fucilatore’ Giorgio Almirante si trovi oggi a Palazzo Chigi.

Dino Cofrancesco

Presidente dell’Associazione Culturale Isaiah Berlin

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