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A proposito della morte di Desirée: perché lo Stato è impotente

29 ottobre 2018 - di Luca Ricolfi

Politica

Nell’ora della pietà, dello sconcerto, della rabbia per la morte di una ragazza sedicenne, stuprata e uccisa da un gruppo di immigrati irregolari in un quartiere degradato di Roma, ho provato a fare un passo di lato, lontano dalla cronaca. Una sorta di esercizio, o esperimento mentale. Mi sono chiesto: se fossi il ministro dell’Interno, se fossi al posto di un Salvini o di un Minniti, e avessi la ferma volontà di impedire il ripetersi di fatti del genere (il caso di Desirée è solo l’ultimo di una serie), che cosa potrei fare?   Leggi di più

Crimine e Immigrazione in Italia

25 giugno 2018 - di Luigi Solivetti

SocietàSpeciale

1. Introduzione

Da alcuni decenni, e più in particolare dagli anni 1980, studi condotti in quasi tutti i Paesi dell’Europa Occidentale hanno rilevato tassi di criminalità per gli immigrati stranieri significativamente più alti di quelli registrati per la popolazione nativa. Si tratta di risultati almeno in parte sorprendenti, perché studi precedenti condotti negli anni 1950 e 1960 nei Paesi europei di forte immigrazione – Germania, Svizzera, Francia, Belgio e Regno Unito – avevano invece rilevato per gli immigrati stranieri tassi di criminalità sostanzialmente non superiori a quelli dei nativi. Inoltre studi recenti e meno recenti condotti in Paesi non europei caratterizzati da forte immigrazione (Canada, Stati Uniti e Australia) non hanno prodotto dati che possano sostenere la tesi di una particolare propensione alla criminalità da parte degli immigrati stranieri.   Leggi di più

La criminalità in Italia

17 luglio 2017 - di Fondazione David Hume

Dossier HumeSocietà

Altri problemi, forse più gravi, premono sulle persone nelle comunità, ma il bisogno di sicurezza li attraversa tutti. Le speranze progettuali…le dinamiche dei sentimenti e quelle dello scambio sociale sono vincolate dall’esistenza di condizioni di sicurezza che consentano agli individui e alle istituzioni di affrontare il presente e prospettarsi il futuro. Il diffuso sentire che tali condizioni si facciano oggi alquanto precarie rende il problema più vivo e drammatico, spingendo talvolta i singoli e le collettività a forme di difesa anche eccessive (Amerio, 1999, p. 17).

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