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La folgorante ascesa di Silvia Salis – Tempo di Salis?

16 Aprile 2026 - di Luca Ricolfi

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Non so voi, ma io non ricordo, in decenni e decenni di prima e seconda Repubblica, un solo caso di uomo o donna politica che – come la sindaca di Genova Silvia Salis – sia passata quasi istantaneamente dal quasi-anonimato allo status di possibile candidato alla Presidenza del Consiglio. Certo, si potrebbe citare il caso di Antonio Di Pietro, che nel momento di massimo splendore e follia di Tangentopoli molti elettori (il 71% secondo un sondaggio dell’epoca) avrebbero voluto nientemeno che alla presidenza della Repubblica. Ma sarebbe un paragone inappropriato: quando raggiunse quei livelli di consenso Di Pietro aveva alle spalle due anni di inchieste giudiziarie sensazionali, e poteva presentarsi come l’eroe che aveva reso giustizia agli italiani depredati dalla voracità dei partiti.

Silvia Salis no. È appena agli inizi della sua avventura politica, e i soli titoli che può vantare sono alcuni notevoli successi come atleta nel lancio del martello, nonché una carriera di dirigente sportiva. Eppure un recentissimo sondaggio BiDiMedia rivela che, al momento, è l’unica esponente del centro-sinistra che riscuote un consenso paragonabile a quello di Giorgia Meloni. La sindaca di Genova già oggi potrebbe arrivare al 48.9% (a soli 2 punti dal 51.1% di Meloni), mentre Conte dovrebbe accontentarsi del 46.4% e Schlein del 45.5%.

Come si spiega?

Non credo vi sia una ragione unica o dominante, anzi penso che questo sia un perfetto esempio di causalità multipla. Se il vento soffia nelle vele di Silvia Salis è perché, all’improvviso, più ragioni si sono allineate fra loro come pianeti. Una ragione fondamentale è che sia Schlein sia Conte non piacciono a una frazione non trascurabile dell’elettorato progressista, e pure a una parte degli indecisi o astenuti. Silvia Salis è nuova, e può approfittare della preferenza degli elettori per le novità: non è mai successo, nella storia della seconda Repubblica, che il voto premiasse un governo uscente.

Un altro elemento che favorisce Salis è la sua appartenenza alla componente moderata e riformista del campo largo. È vero che il suo moderatismo può alienarle le simpatie della base più estremista del campo progressista, ma è difficile pensare che i voti perduti per l’astensione degli estremisti spossano essere più numerosi dei voti riconquistati grazie alla mobilitazione dell’elettorato riformista (a partire da quello che guarda al partito di Calenda). E il fatto di non essere iscritta ad alcun partito, paradossalmente, la rende più e non meno forte, perché disinnesca la ridda delle rivalità fra le varie componenti del campo largo.

C’è poi il fattore donna, che gioca a favore di Salis non solo contro Conte, ma pure contro Schlein, che molti elettori non percepiscono precisamente come una Meloni di sinistra.

C’è infine una ragione politica fondamentale: Silvia Salis è probabilmente l’unica candidata alla presidenza del Consiglio in grado di evitare una sanguinosa e catastrofica lotta per la leadership fra i leader dei due maggior partiti, Pd Cinque Stelle.

C’è un “però”, tuttavia, di cui occorre tenere conto. Silvia Salis ha detto di essere contraria alle primarie in quanto divisive, e che se la vogliono come candidata-premier, devono chiederglielo tutte le componenti del campo largo. Ma è realistico pensare che, già divisi oggi fra “contiani” e “schleiniani”, i maggiorenti del campo largo non finiscano domani per sbranarsi fra paladini della lanciatrice di martello e tenaci difensori delle prerogative dei partiti?

Già oggi, nel centro-sinistra, sono in corso manovre e calcoli per definire chi in futuro potrà occupare le due caselle fondamentali (presidenza del Consiglio e presidenza della Repubblica). Una candidatura Salis alla presidenza del Consiglio toglierebbe dal tavolo una delle due caselle, lasciando ben pochi margini per le negoziazioni sulla casella rimasta. Questo, forse, è il vero ostacolo all’ascesa del nuovo astro della politica italiana.

[articolo uscito sulla Ragione il 14 aprile 2026; battute: circa 4000]

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Luca Ricolfi
Luca Ricolfi
Torino, 04 maggio 1950 Sociologo, insegna Analisi dei dati presso l'Università di Torino.
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