Antifascismo e democrazia non sono sinonimi

22 Gennaio 2026 - di Dino Cofrancesco

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In una democrazia a norma, sono due i partiti (o le coalizioni) che competono per il governo: liberali (e conservatori), da una parte, laburisti (socialdemocratici), dall’altra. E’ il verdetto delle urne a decidere se si avrà una politica all’insegna del “più mercato-meno Stato” o una politica all’insegna del “più Stato-meno mercato”. Chi perde, fa buon viso a cattivo gioco e pensa alla rivincita nella prossima tornata elettorale. La democrazia significa questo: che a legittimare gli attori politici è il rispetto delle ‘regole del gioco’, non la ‘posta in gioco’: è il numero dei votanti, non cosa hanno votato. Chi avesse preferito James Callaghan a Margareth Thatcher, non si sarebbe certo messo a lutto per la vittoria della lady di ferro.

  Se l’antifascismo non è solo il ripristino dei diritti civili e delle libertà politiche soppressi dalla dittatura ma una vera e propria rivoluzione– intesa a rimuovere le istituzioni pubbliche, economiche e culturali che a quella dittatura avevano spianato la strada del potere–, la legittimità politica non è conferita dall’essere maggioranza ma dagli obiettivi rivoluzionari perseguiti. A cominciare dal controllo statale dell’economia, indispensabile per la realizzazione della giustizia sociale. In quest’ottica, un partito ultraliberista, pur vincitore delle elezioni, sarebbe legale, sotto il profilo della democrazia formale, ma illegittimo sotto il profilo della ‘democrazia progressiva’ anima dell’antifascismo. Dal secondo dopoguerra, la storia italiana è stata segnata dalla frattura tra quanti facevano dell’antifascismo un attributo della democrazia (un democratico non può non essere anti-fascista) e quanti facevano della democrazia un attributo dell’antifascismo (un antifascista è, per definizione, democratico) .Per i secondi, governi legali ma illegittimi potevano essere rovesciati da minoranze legittime ma illegali, che avessero occupato piazze, scuole, edifici pubblici, in nome della riforma intellettuale e morale del paese, iscritta nella bandiera della Resistenza ma tradita dai moderati al governo. Nel 1948 italiani, che non si sentivano—più–fascisti ma neppure antifascisti, votarono in maggioranza per la DC: il giugno 1960 e il lungo 68 furono per gli antifascisti (comu-nisti e post-azionisti) le” giornate del nostro riscatto”. E’ la democrazia italian style.

[articolo pubblicato il 20 gennaio 2026 su Il Giornale del Piemonte e della Liguria]

Professore Emerito di  Storia delle dottrine politiche Università di Genova

dino@dinocofrancesco.it