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Più la politica si allontana, più la violenza si avvicina

28 Ottobre 2026 - di Dino Cofrancesco

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Federico Rampini non è solo un grande giornalista ma, altresì , uno studioso acuto del nostro tempo e delle sue ideologie. Critico spietato dei miti apocalittici diffusi dai nemici della società contem-poranea, nei suoi articoli e saggi non si stanca dal ricordare quelle che l’economista e politologo Albert Hirschman chiamava le ’benedizioni della modernità—dal benessere diffuso all’allungamento della vita media dovuto ai progressi della medicina. Nell’articolo, Il vizio di processare la società (’Correre della Sera’  del 25 ottobre u.s.) scrive:”La violenza di alcuni giovani nasce dalle ingiustizie sociali? Di fronte ai saccheggi e agli assalti contro le forze dell’ordine, torna un vecchio riflesso delle élite: cercare le colpe della società anziché quelle degli aggressori–“che cosa abbiamo fatto di male per meritarci tutto questo”? “La ricerca di cause profonde scivola nell’invenzione delle attenuanti. Il desiderio di spiegare diventa tentazione di giustificare”. Rampini ha ragione nel rilevare che la radicalizzazione della protesta non ha nulla a che fare con la povertà o la rivendicazione dei diritti degli immigrati. E tuttavia, resta la domanda: è possibile attribuire il fanatismo ideologico antioccidentale a errori della mente, a ’cattivi maestri’(come Toni Negri), alla political culture di cui si sono nutriti settatori come Giuliana Sgrena, Tommaso Montanari, Francesca Albanese?

Per i tradizionalisti, a monte dell’insurrezione periodica delle piazze europee, c’è l’eclisse dei Grandi Valori, Dio, Patria, Famiglia. Se l’etimo della parola ‘religio’ rinvia a un ‘tenere insieme’, indubbiamente, il processo di secolarizzazione, in atto da secoli, ha influito sulla perdita di identità etico-sociale. Analogamente ‘la morte della patria’(e non solo in Italia) ha contribuito a  indebolire i legami tra i cittadini. E la famiglia, per citare Napoleone, come l’intendenza  ha fatto seguito. A mio avviso, a spiegare i lati oscuri del mondo in cui viviamo (quelli positivi ce li ricorda bene Rampini) è il tramonto della Politica, la guerra costante che ad essa viene mossa dall’universalismo economico e da quello giuridico, potenziali fattori di omologazione e di cancellazione della varietà delle famiglie umane. Quando alla politica non viene riconosciuto il diritto a governare la società, ogni individuo e ogni gruppo cerca di conquistarsi il suo posto al sole. Anche con la violenza.

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Professore Emerito Università degli Studi di Genova

dino@dinocofrancesco.it

[articolo uscito su Il Giornale del Piemonte e della Liguria il ottobre]

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Dino Cofrancesco
Dino Cofrancesco
Arce (FR), 15 novembre 1942 Laurea in Filosofia Professore Emerito di Storia delle dottrine politiche, Università degli Studi di Genova.
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