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Le conseguenze – Attacco alla Flotilla

25 Maggio 2026 - di Luca Ricolfi

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Che cosa abbia spinto l’esercito israeliano a esibirsi in un disgustoso esercizio di violenza, sopraffazione e umiliazione nei confronti dei membri della Flotilla resta per me un enigma. Così come resta un enigma se il comportamento dell’esercito sia stato ordinato dall’alto, ed eventualmente da chi (Netanyahu? Ben Gvir? vertici dell’Idf?). Probabilmente non sapremo mai la verità, o meglio non sapremo se quella che ci verrà raccontata sarà la verità o una deformazione della verità. Quello che invece si può provare a valutare sono le conseguenze che il gesto israeliano potrà produrre.

Una prima (ma tutto sommato poco probabile) conseguenza potrebbe essere un forte indebolimento dei legami fra Stati europei e Stato di Israele. Dico poco probabile perché constato che l’Unione Europea, che nel suo baldanzoso passato in nome dei diritti umani è riuscita a demonizzare democrazie come quelle austriaca, polacca e ungherese, nel caso di Israele si è ben guardata dall’assumere immediatamente una posizione chiara e risoluta. Lo stesso comunicato del nostro ministro degli Esteri, che si limita a chiedere che alla prima occasione di incontro fra i ministri degli esteri dell’Unione si discuta anche di sanzioni nei confronti di Ben Gvir (anziché nei confronti dello Stato di Israele), testimonia per l’ennesima volta la timidezza e la mancanza di unità dell’Europa. Naturalmente ben si comprendono le ragioni politiche, economiche e militari che inducono non solo l’Italia a mantenere nonostante tutto buoni rapporti con lo Stato ebraico, ma altrettanto bene si comprende che quel che è successo con la Flotilla è indigeribile per l’opinione pubblica occidentale, che può arrivare a comprendere le ragioni della violenza quando è necessaria o motivata da evidenti ragioni di sicurezza, ma non è assolutamente disposta ad accettarla quando è illegale e gratuita. Con la Flotilla si è andati oltre, si è superato un limite che anche i critici di quella missione ritengono invalicabile.

E qui veniamo alla seconda conseguenza, questa invece altamente probabile. D’ora in poi non solo gli amici dichiarati di Israele, ma pure quella robusta minoranza dell’opinione pubblica ancora disposta a comprendere le ansie di un popolo che da decenni deve affrontare una tremenda minaccia esistenziale, si troveranno silenziati e per così dire ammutoliti: la proterva arroganza del gesto compiuto verso gli attivisti della Flotilla è riuscita, in un colpo solo, a rendere la causa di Israele retoricamente indifendibile. Le buone ragioni di Israele, che pure esistono, sono destinate a essere sommerse dall’indignazione per quel gesto. Il che, sia ben chiaro, non è un bene – perché il cocktail politica & morale è avvelenato – ma è mediaticamente inevitabile.

C’è poi un’altra conseguenza, questa semplicemente drammatica: l’ennesimo impulso all’antisemitismo. Una realtà sempre esistita (anche prima di Hitler), amplificata dalla guerra di Gaza, ma ora potenzialmente dilagante. Già ora, in occidente, girare con la kippāh o tenere manifestazioni a esplicita matrice ebraica è alquanto rischioso (vedi i convegni annullati, o i manifestanti allontanati dai cortei), d’ora in poi rischia di diventare semplicemente impossibile. E non voglio nemmeno pensare a che cosa potrebbe succedere se, dopo essere stata per 80 anni una delle più convinte paladine di Israele, la Germania avviasse la rimozione del suo senso di colpa verso gli ebrei, magari in sintonia con l’ascesa dell’estrema destra (per ora non neonazista) di Alternative für Deutschland.

Ci sono infine le conseguenze strettamente politiche, alcune sulla Palestina, altre più generali. In Palestina, la radicalizzazione in senso nazionalista dell’opinione pubblica israeliana (appena testimoniata da un sondaggio Lazar Research), è destinata con ogni probabilità a seppellire (per sempre?) la “Soluzione dei due Stati”, già gravemente compromessa dall’irresponsabilità delle classi dirigenti israeliane e arabe negli ultimi tre decenni, ovvero dopo l’assassinio di Yitzhak Rabin.

Sul piano internazionale, non si può non registrare – ancora una volta – che con il pretesto della sicurezza, nazionale o internazionale che sia, per le maggiori potenze sta diventando sempre più normale ignorare il diritto internazionale, violare i diritti individuali, iniziare guerre e aggredire Stati sovrani. Oggi Russia, Stati Uniti, Israele, contro Ucraina, Venezuela, Iran, Gaza, Libano. Domani la Cina con Taiwan?

[articolo uscito sul Messaggero il 23 maggio 2026]

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Luca Ricolfi
Luca Ricolfi
Torino, 04 maggio 1950 Sociologo, insegna Analisi dei dati presso l'Università di Torino.
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Le conseguenze – Attacco alla Flotilla