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Molestie: meglio denunce in procura che processi mediatici.

19 Dicembre 2017 - di Annalisa Chirico

Società

Il futuro appartiene alle Lady Weinstein in gonnella, il che mi rincuora.  Le donne scalano posizioni di potere, presto o tardi tra loro, anzi tra noi, affioreranno i casi di quelle sessualmente infoiate che fanno chiacchierare di sé poiché aduse, in preda alla frenesia erotica, a molestare giovani e ambiziosi sottoposti pur di non rincasare, da sole, a tarda sera. Non tutte si accontentano di sorseggiare una tazza di latte, e di valletti disposti a portarti a letto per ottenere un favore il mondo è affollatissimo. Il sofà del produttore, come la poltrona del politico, la scrivania del magistrato, il dopocena con il direttore, sono luoghi dove il fascino del potere e il suo abuso si riflettono dinanzi allo specchio della coscienza individuale. Non a caso, al produttore potente come pochi e allupato come innumerevoli altri, alcune aspiranti attrici replicavano ‘no, grazie’, altre si spalmavano le mani di unguento. Uno stupro, con cortese richiesta di servigi sessuali e attesa di risposta e convenevoli vari, non si era mai visto. Nei giorni nostri, in cui non Weinstein ma la virilità in quanto tale è categoria spregevole del genere umano, vilipesa e mortificata (come se mascolinità e machismo fossero sinonimi), ci siamo inventati lo ‘stupro cordiale’, preludio di relazioni pluriennali, collaborazioni professionali, vacanze e tate condivise, che spettacolo.

Verrebbe da ridere se non fosse che la violenza contro le donne è un abisso di lacrime. Da qui il mio accorato appello: chi si ritiene vittima di reato deve correre in procura e denunciare secondo i tempi e i modi stabiliti dalla legge. Rivolgersi alle redazioni giornalistiche, e non agli uffici giudiziari, evoca una concezione di giustizia vendicativa di stampo tribale. Mai mi schiererò dalla parte di chi usa la gogna contro un presunto colpevole. Se il porco è anche orco, lo decida un tribunale, non uno studio televisivo. Per il resto, vi confesso che resto in trepidante attesa che un prode maschietto squarci il velo dell’ipocrisia pudica, si levi in piedi e punti il dito contro la Weinstein sui tacchi a spillo. Per la normale routine rosa, vale la saggezza antica: sotto i diciotto anni una ragazza è protetta dalla legge, sopra i sessantacinque dalla natura, nel mezzo è caccia aperta. Attente al lupo.

Pubblicato il 19 dicembre 2017
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Annalisa Chirico
Annalisa Chirico
27 giugno 1986, Dottorato in Teoria politica alla Luiss Guido Carli. Giornalista de Il Foglio e presidente del movimento ‘Fino a prova contraria’
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