E’ vero, il fascismo non è morto
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‘Il Comandante’ di Edoardo De Angelis–mandato in onda dalla Rai giorni fa—non è un gran film (soprattutto nel primo tempo) ma racconta una vicenda umana di straordinario valore etico: il salvataggio dei naufraghi della nave belga Kabalo affondata nell’Atlantico nel 1940 dal sommergibile Cappellini, al comando di Salvatore Todaro (magistralmente interpretato da Pierfrancesco Favino). Al momento dello sbarco, in un paese neutrale, il capitano belga, nel ringraziare Todaro, ammette che la nave trasportava aerei inglesi e, dopo aver riconosciuto che, al posto suo, avrebbe lasciato perire i marinai, gli chiede perché lui , invece, li abbia salvati.” Ma noi siamo italiani!” risponde il Comandante.
E’ bastato questo per far vedere nel film un’apologia del fascismo e una riproposta del mito del ‘buon italiano’, fatto a pezzi da storici come Angelo Del Boca. Sennonché la polemica dimostra solo che davvero il fascismo non è morto. Esso, infatti, è la negazione radicale del ‘pluralismo etico’ ed esprime l’estraneità più assoluta a quell’”abito della mente e del cuore” che, ritenendo il mondo pieno di dei, registra valori e ragioni anche nei più tetragoni avversari ideologici. Un vero antifascista come Leo Valiani—che dedicò il suo diario del 1947, Tutte le strade conducono a Roma, ai caduti dell’una e dell’altra parte—si sarebbe commosso per il beau geste di Todaro. E ciò vale anche per Carlo Azeglio Ciampi, che diede la medaglia d’oro al valor civile a Fabrizio Quattrocchi—la guardia giurata che, in Iraq, aveva detto ai suoi rapitori: “adesso vedete come muore un italiano!”—e che, pertanto, scatenò le ire di Giuliana Sgrena e di quanti identificavano patriottismo e fascismo.
I pasdaran dell’antifascismo, come Tommaso Montanari–che ha parlato del primo film italiano dell’”Era Neofascista” –o come Cristina Piccino del ‘Manifesto’, al contrario, gettando fiele e fango sul ‘Comandante’, hanno solo dimostrato che le radici del fascismo nel nostro paese sono ancora profonde. L’atto di Todaro, per Montanari, rimane solo “un punto bianco in una vita nera” (sic!). Quando si capirà che se Tizio nega ogni umanità a Caio e Caio la nega a Tizio, in un mondo tutto bianco o tutto nero, violenza e barbarie impediranno sempre la formazione di una autentica coscienza civile?
[articolo uscito il 25 maggio 2026 su Il Giornale del Piemonte e della Liguria]
Professore Emerito di Storia delle dottrine politiche, Università di Genova
dino@dinocofrancesco.it


