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Il ritorno “emozionale” degli elettori 5 stelle

2 settembre 2019 - di Paolo Natale

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Gli umori sono dunque un po’ cambiati, da inizio estate ad oggi. Allora, il vissuto emozionale degli italiani, divenuto ormai il vero traino delle opinioni e degli orientamenti di voto, era ben saldamente ancorato al Capitano leghista. Reduce dal buon successo elettorale alle europee, con un incremento di quasi 3,5 milioni di voti in un solo anno, e dall’effetto “bandwagon” che ne era derivato, il mese di luglio aveva rappresentato per Matteo Salvini il momento più elevato del suo consenso e, di conseguenza, di quello del suo partito, che alcuni ipotizzavano prossimo al 40% dei voti validi, laddove il suo credito di fiducia personale superava addirittura la metà di tutto l’elettorato. Come dire che almeno un italiano su due, che volesse andare a votare o che volesse astenersi, giudicava positivamente l’operato del leader della Lega.

Cifre da capogiro, che potrebbero far perdere la testa a chiunque (come peraltro è capitato allo stesso Renzi) e che possono indurre in tentazione anche il più moderato uomo politico, figuriamoci uno che tanto moderato non lo è di suo. E la tentazione di monetizzare tutto e (quasi) subito gli ha forse fatto commettere un errore, sottovalutando la reazione quasi pavloviana da parte del resto della classe politica, di fronte alla insistita richiesta di “pieni poteri” per guidare il nostro paese.

Tutti gli altri si sono velocemente ribellati; Conte se ne è uscito con la miglior performance comunicativa della sua vita, attaccando Salvini in profondità e con cognizione di causa e appellandosi all’altra metà dell’Italia, quella che non stravede per il leader leghista; il Partito Democratico, insieme a molti pentastellati, ha ricominciato a pensare ad un futuro meno legato alla risoluzione dei propri litigi interni e più vicino ai bisogni del paese.

E’ bastato questo, sono bastati questi piccoli avvenimenti quotidiani per cambiare l’umore di una parte significativa della popolazione. Salvini, a giudicare dai sondaggi pubblicati recentemente, ha perso quasi il 15% di giudizi positivi nei suoi confronti; la Lega si è alienata un 5-6% dei suoi potenziali elettori di luglio; il Movimento 5 stelle ha recuperato una fetta importante dei suoi precedenti estimatori, nonostante Di Maio che invece appare ancora in sofferenza nei giudizi nei suoi confronti.

Se non è emozione pura questa, senza troppa razionalità né profondità di pensiero, quali altre occasioni dobbiamo aspettarci per prenderne definitivamente atto? Nel confronto con il voto politico dello scorso anno, il tasso di fedeltà al M5s era intorno al 30-35% fino a luglio, mentre oggi supera nettamente il 50%: come dire che l’emozione vale almeno il 20% dei consensi, il sentimento di ritrovata centralità nel gioco politico fa riacquistare fiducia in una forza politica che, fino ad un mese fa, era giudicata quasi in via di estinzione, destinata forse a non superare il 10% in caso di elezioni anticipate.

Per non pensare a cosa accadrà se l’ipotesi di governo M5s-Pd non andrà poi a buon fine. Nuove emozioni sanciranno un drastico ripensamento della fiducia in queste due forze politiche, e si ritornerà con Salvini trionfante e Giorgia Meloni in netta ascesa nei giudizi degli italiani. La volatilità di pensiero è forse ciò che più contraddistingue questi nostri tempi non propriamente felici, come giustamente sottolinea Luigi di Gregorio nel suo recente saggio “Demopatìa”.

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Paolo Natale
Paolo Natale
Milano, 10 luglio 1955 Sociologo. Professore all’Università degli Studi di Milano.
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