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Salvini, che sbaglio!

26 maggio 2019 - di Luca Ricolfi

Politica

Può darsi che le imminenti elezioni europee mi smentiscano, ma ho l’impressione che il voto potrebbe riservare alla Lega un risultato sensibilmente inferiore alle aspettative del suo leader, drogate da mesi e mesi di sondaggi esaltanti. Dicendo questo non sto pensando al cosiddetto “effetto-winner”, per cui il vincitore annunciato di un’elezione riceve nei sondaggi più consensi di quelli che raccoglierà effettivamente alle urne. Né sto pensando all’effetto, potenzialmente disastroso, che potrebbero produrre il caso Siri, la “tangentopoli lombarda”, o lo scandalo che ha travolto uno dei principali alleati di Salvini in Europa, il vice-cancelliere austriaco Heinz Christian Strache, accusato (come Salvini) di trafficare con la Russia in cambio di sostegno finanziario al proprio partito. No, quello cui sto pensando è il lento ma inesorabile appannamento della figura di Salvini di cui è responsabile lui stesso.
In che modo?
Si possono fare innumerevoli esempi, ma il loro denominatore comune è molto semplice: è la rinuncia a rivolgersi a tutti gli italiani, anziché esclusivamente alla platea dei suoi sostenitori più accesi. Questa rinuncia si manifesta in innumerevoli forme e attraverso innumerevoli episodi: l’uso di un linguaggio aggressivo, l’occupazione sistematica delle piazze e della tv, la scarsissima presenza al Viminale, l’uso strumentale dei simboli religiosi (avevate mai visto un ministro dell’Interno agitare un rosario a un comizio?), la mancanza di rispetto per il Presidente del Consiglio, i due pesi e due misure nell’attuazione degli sgomberi, la tendenza a strumentalizzare i temi della fede e della religione, con tanti saluti alla tradizione laica della Lega. Ma non solo: anche la tendenza a liquidare con una battuta, anziché con una spiegazione, molte ragionevoli obiezioni che riceve, da destra prima ancora che da sinistra. Perché ha preferito anteporre quota 100 alla flat tax? perché aumentare ancora il debito pubblico, scaricando sulle generazioni future la fame di consenso elettorale di Lega e Cinque Stelle? come mai i rimpatri sono così pochi? perché non si occupa di firmare nuovi accordi con i paesi africani, come aveva promesso in campagna elettorale?
Così facendo Salvini si sta sempre più riconfigurando come il punto di riferimento di una parte soltanto degli italiani, di cui spesso non fa che esasperare gli animi, e di fatto sta rinunciando a convincere la maggioranza dei cittadini delle sue buone ragioni. E’ un peccato, un vero peccato, perché quelle ragioni, disgiunte dal modo brutale e talora volgare con cui sono affermate, esistono e sono condivise da moltissime persone, indipendentemente dal fatto che elettoralmente scelgano la Lega o un altro partito. Di tali ragioni, probabilmente la più importante è la richiesta di legalità e di ordine. Agli italiani, popolo tradizionalmente propenso a ignorare o aggirare le regole, piace sempre di meno vivere in un paese in cui gruppi sempre più ampi e spregiudicati di persone, italiane e straniere, se ne infischiano della legalità, e spesso di tale atteggiamento si mostrano persino fiere. Migranti che entrano disordinatamente in Italia per lo più senza avere alcun diritto allo status di rifugiato. Gruppi, di italiani e di stranieri, che spadroneggiano nelle periferie delle nostre città. Occupanti di case popolari che si appropriano di alloggi cui altri avrebbero diritto. Forze politiche che teorizzano che chi difende una buona causa ha tutto il diritto, e forse addirittura il dovere, di non rispettare le leggi, come è successo di recente con i sindaci che si rifiutano di applicare il decreto sicurezza, ma anche con il consenso che il “reato a fin di bene” dell’elemosiniere del Papa (ridare la corrente a chi non paga le bollette) ha ricevuto a sinistra.
Ebbene, tutto questo ha stancato una parte considerevole degli italiani. Salvini, ha avuto il merito di intercettare e dare una voce a questo sentimento collettivo, che è di esasperazione ma anche di rivolta morale contro una situazione giudicata ingiusta. Non si capisce perché la maggioranza dei cittadini debba rispettare le leggi, fino al punto di accettare le innumerevoli vessazioni cui vengono sottoposti dalla burocrazia, dal fisco e da una giustizia lenta e farraginosa, e altri cittadini possano invece sottrarsi ad ogni regola, o incassare tutti i benefici della benevolenza pubblica e privata senza sottostare ad alcun dovere. Non si capisce perché in certi territori lo Stato si comporti in modo vessatorio, e in altri non osi neppure mettere piede. Non si capisce perché chi commette ripetutamente reati quasi mai sconti una pena in carcere. Non si capisce perché a decine, forse centinaia di migliaia di stranieri, sia consentito girare senza documenti, o con documenti falsi, mentre da tutti gli altri si esige che abbiano i documenti in regola.
Questi pensieri e questi vissuti, contrariamente a quanto amano pensare le persone più accecate dall’ideologia, non sono appannaggio di una minoranza ultrapoliticizzata, xenofoba e razzista, ma sono condivisi dalla maggior parte degli italiani, e segnatamente dai ceti popolari, che hanno una visione concreta dei problemi. Quante volte abbiamo sentito, in questi mesi, operai ed ex militanti comunisti dichiarare convintamente di votare Salvini, senza per questo cessare di definirsi comunisti, di sinistra, progressisti. E’ questo che, fin dall’inizio, ha sempre fatto la forza della Lega, un partito che già nei primi anni ’90 veniva votato da impiegati e operai “con in tasca la tessera della CGIL”.
Ora tutto questo rischia di appannarsi. Se continuerà sulla strada imboccata negli ultimi mesi, quella di rivolgersi essenzialmente alla parte più radicale ed esasperata del suo elettorato, sollecitandone gli istinti peggiori, Salvini difficilmente potrà mantenere il consenso che ha rapidamente conquistato in un anno di governo. Perché quel consenso non era solo dovuto alla sua capacità di parlare chiaro, e di comprendere lo stato d’animo di tanti italiani, ma anche alla sua volontà di rivolgersi a tutti, non solo ai suoi fan più accesi. Insomma, radicalizzando ed esasperando il suo volto feroce, Salvini rischia non solo di perdere consensi, ma anche di infliggere un duro colpo alle idee generali che hanno guidato la sua azione.
Non sarebbe una buona cosa, perché una parte di quelle idee, prima fra tutte l’esigenza di mettere un freno all’anarchia della società italiana, erano sacrosante, e condivise da un pubblico che va ben al di là del perimetro della Lega.

Articolo pubblicato su Il Messaggero
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Luca Ricolfi
Luca Ricolfi
Torino, 04 maggio 1950 Sociologo, insegna Analisi dei dati presso l'Università di Torino.
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