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La corruzione in Italia e nei paesi avanzati

17 luglio 2017 - di Dario Di Pierro

Dossier HumeSocietà

Lo studio della corruzione ha ormai una lunga storia, è in particolare a partire dalla meta degli anni Novanta del secolo scorso che si assiste ad una notevole accelerazione nella produzione scientifica sull’argomento.

Ciò è dovuto ad una successione di eventi. Innanzitutto è cresciuta la rilevanza del tema, con l’avvio sul piano internazionale di una serie di interventi di contrasto alla globalizzazione della corruzione. In secondo luogo, l’organizzazione Transparency International (TI) da tempo ha elaborato un indice generale di corruzione percepita nei paesi per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei politici sul fenomeno. Il Corruption Perception Index proposto da TI diventerà nel tempo il più utilizzato (e discusso) strumento di misurazione della corruzione a livello internazionale. Infine, alcune ricerche (Mauro, 1995) sembrano dimostrare ciò che da tempo si sospetta, ossia l’impatto negativo della corruzione sulla crescita economica (seppur indiretto, attraverso la riduzione degli investimenti).

Ma come si colloca l’Italia in una ipotetica classifica della corruzione e mai in alcuni paesi e regioni la corruzione è più diffusa che altrove? Sono queste alcune domande a cui il rapporto elaborato dalla Fondazione David Hume per il Sole-24 Ore cerca di rispondere.

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Dario Di Pierro
Dario Di Pierro
Torino, 27 gennaio 1974 Laurea in Scienze della Comunicazione. Data Analyst/BI Specialist DPV Spa
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