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LETTERE

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TORINO la gravissima crisi della città e del Piemonte arriva al Governo in tutta la sua complessità.

Il mio modesto parere: da decenni sapevamo che la FIAT avrebbe abbandonato la città, con le macro conseguenze immaginabili. Le amministrazioni torinesi (a partire da Chiamparino e con un top nel quinquennio Fassino), scelsero, per rilanciare Torino, la strada della “cultura”: mega festival rock, pop, techno e jazz per le strade e nelle piazze, con dominante esaltazione da parte dei media, e la massima pubblicizzazione della rete delle Residenze Sabaude, importante fiore all’occhiello della nostra storia. Il turismo se ne avvantaggiò, la città divenne più conosciuta e dinamica ma questa scelta strategica non risolse se non in minima parte le grandi e profonde problematiche insite nella crisi strutturale di Torino. I nostri improvvidi o ignoranti amministratori non si resero conto che le Città di Cultura universalmente riconosciute da secoli in Italia sono: Venezia, Firenze, Roma e Napoli, che Torino non sarebbe mai diventata la Città di Cultura per eccellenza, che non avrebbe mai potuto salvare la sua economia puntando tutto sulla Cultura. Penso che, dopo essere stata per quasi un secolo la città Industriale per eccellenza, nota in Italia e nel mondo per tale peculiarità, amministratori preparati, capaci di vasta visione, profondamente “colti” della cosa pubblica, avrebbero potuto anzi dovuto scegliere di far rinascere Torino potenziando subito e con grande impegno tutto il patrimonio tecnico/scientifico/ medico/industriale/elettronico/aerospaziale/ in cui la città già eccelleva, avendo fra l’altro uno dei Politecnici storicamente più importanti d’Europa. Mah la “cultura” veniva agìta con spavaldo entusiasmo per le strade (“una Torino in movimento” era lo slogan e ricordo le foto di Fassino e della buonanima di Braccialarghe assessore alla cultura, con il cappelluccio di paglia e un sorriso “giocoso” che pubblicizzavano il jazz per le strade, ricordo anche seriosissimi servizi televisivi in cui Fassino colloquiava con Max Casacci, molto compreso nel ruolo di massimo esponente della “cultura della notte torinese”, descritta come uno dei “pilastri” della rinascita). Che la Cultura sia un valore immenso e che quelle iniziative abbiano portato un buon dinamismo è indubbio, ma come si evince dalle condizioni in cui è ridotta la città, non potevano bastare per farla rinascere. Ci volevano “palle” politico/culturali per capire dove si doveva puntare tutto e al massimo per far diventare Torino la Capitale della Scienza e della Tecnica, la più articolata e importante d’Italia. Al tempo stesso certo potenziare anche la Cultura, elemento fondamentale, ma senza farlo diventare l’unico obiettivo salvifico…fu una grande illusione dettata ahimè da politiche ottuse e ignoranti o quantomeno incapaci di capire quanto sui tempi medio lunghi una Torino “disintegrata” nella sua struttura portante sarebbe inevitabilmente collassata. Oggi i nodi arrivano al pettine, forse finalmente e con immenso ritardo Torino ritroverà la sua vocazione tecnico/scientifica di eccellenza? Riuscirà a recuperare il tempo perduto? Ce lo auguriamo di cuore!

Simonetta Chierici


Egregio Prof. Ricolfi,

desidero fare un commento ad una piccola nota del suo ultimo libro (nota 12 del volume “La notte della ninfea”), là dove lei dice che, da suoi calcoli, la percentuale di positivi al Covid-19 fra i migranti che arrivano in Italia è del 19 %.
Mi fa piacere che lei sia giunto per sue vie a questo numero che – non so se lei ne sia al corrente – già circolava sui giornali fin dal mese di Maggio 2020. E’ un numero a mio parere significativo, poiché sembra indicare che in una popolazione in cui tutti siano esposti in modo certo, continuativo e sistematico al virus, coloro che ne vengono infettati sono un po’ meno del 20 %. Da cui, per converso, sembrerebbe lecito inferire che l’80 % della popolazione ne sia immune. E, se così fosse, altre e diverse strategie sarebbero da mettere in campo per combattere la pandemia.
Lo scopo di questa mia nota è di sottoporle alcuni elementi in merito.
Comincio con l’osservare che i migranti in arrivo dalla Libia o dalla Tunisia sono stati assai probabilmente esposti al virus nella loro totalità, e lo sono stati in modo acuto e continuativo. Basta pensare alle condizioni in cui essi si muovono attraverso il Mediterraneo (a diecine o centinaia stipati in una barchetta), alle condizioni in cui hanno vissuto nelle settimane o nei mesi precedenti (letteralmente ammassati in centri di raccolta o in semplici stanze tipo prigione), alle condizioni in cui hanno presumibilmente effettuato gli interminabili trasferimenti dai loro paesi d’origine fino alle sponde del Mediterraneo (probabilmente in camions stipati fino all’inverosimile). Per queste masse umane, che sono state sicuramente e sistematicamente esposte al virus per tempi assai lunghi e senza alcuna protezione o difesa, lei stesso stima un tasso di contagio del 19 %.
Ma casi altrettanto esemplari di esposizione collettiva, certa e continuativa erano già stati ampiamente riferiti nella primavera del 2020. Fra i tanti che apparvero in quei giorni cito i più conosciuti.

  • La nave da crociera Princess Diamond, che fu obbligata alla quarantena nel porto di Yokohama con circa 3700 persone a bordo; al termine della quarantena fu fatto lo screening di tutti i passeggeri, da cui risultò che solo il 18 % di essi aveva contratto il virus.
  • La portaerei nucleare Roosevelt (US), infettatasi con circa 5000 marinai a bordo; al termine della quarantena il tasso di infezione si rivelò essere del 19 % (se non ricordo male).
  • La portaerei nucleare Charles De Gaulle, anch’essa infettatasi con circa 5000 marinai a bordo; al termine della quarantena il tasso di infezione si rivelò essere del 16 % (anche qui se non ricordo male).
  • Svariati altri casi di navi da crociera o da trasporto, non così ampiamente pubblicizzati, per i quali furono riferiti tassi di infezione situati attorno, o subito sotto, al 20%.

I dati di cui sopra, insistentemente coerenti fra di loro, fanno sorgere il sospetto che il tasso di infezione del 19 % (circa) possa essere un limite di fatto non superabile, forse grazie alle caratteristiche biologiche e/o immunitarie della popolazione umana odierna (mi scusi per il poco accurato modo di esprimermi, derivante dalla mia mancanza di familiarità con la materia). Certo occorrerebbe convalidare questo sospetto tramite apposite esperienze condotte in modo scientifico, ma la condizione di forzata e prolungata coabitazione in spazi estremamente limitati che si è verificata in tutti i casi che ho citato è, a mio modesto parere, quanto di più vicino a ciò che si potrebbe fare nel corso di un esperimento condotto con criteri scientifici. E, sempre a mio parere, vi è anche la certezza che, nei casi da me citati, tutti gli individui siano stati esposti in modo continuativo e massiccio al virus.
Ho parlato di queste mie osservazioni con diverse persone; persone ordinarie come me, ma comunque dotate di strumenti culturali sufficienti a rilevare la singolarità di un numero (il tasso di infezione) che si attesta allo stesso identico valore attraverso le situazioni più disparate. Le persone con cui ne ho parlato erano medici, biologi o persone altrimenti impegnate in campi della ricerca, ma da loro ho sempre ricevuto reazioni evasive e obbiezioni per lo più inconsistenti, come l’affermazione apodittica che nelle navi che rimasero in quarantena nessuno si mosse dalla propria cabina e quindi i contatti con altri passeggeri furono forzatamente nulli o limitatissimi (da cui la limitazione del contagio a meno del 20 %); oppure che il sistema di condizionamento di una nave è suddiviso in talmente tanti comparti indipendenti fra di loro che l’aria da respirare viene condivisa solo con pochissime altre persone. Ciononostante io rimango convinto che il tenere 5000 persone ammassate dentro una scatola di metallo per oltre un mese sia qualcosa di molto simile a ciò che verrebbe fatto nel corso di un esperimento scientifico destinato ad appurare come si propaghi una infezione attraverso una popolazione non protetta.
Perché le dico tutto questo ? Perché sono convinto che gestire una pandemia alla quale solo il 19 % delle persone è sensibile sia un affare completamente diverso dal gestire una pandemia a cui il 100 % è sensibile. Infatti, se solo il 19% lo è, diventa fondamentale lo scoprire chi lo sia, così da poter mettere in atto misure che servano a proteggere questi sfortunati senza dover coinvolgere il restante 81% della popolazione, la quale è immune. Cosa che permetterebbe di abbattere drasticamente i terrificanti costi “collaterali” della pandemia (e.g. lockdown economico e industriale generalizzato). Non so se esistano metodi per scoprire se un individuo appartenga all’una o all’altra delle due categorie, ma se non esistono è compito della ricerca il trovarli; cosa che a tutt’oggi non ho sentito dire che si faccia.
Appare ovvio che, qualora un metodo di discriminazione esistesse o venisse trovato, diventerebbe estremamente facile il seguire lo sviluppo temporale del contagio, punto di partenza per ogni seria azione di contrasto: basterebbe eseguire tests su campioni casuali e di dimensioni decisamente ridotte della popolazione, così da poterla classificare in una delle quattro categorie: 1) immuni, 2) non immuni e non ancora infettati, 3) non immuni e infetti, 4) non immuni e già guariti dall’infezione: Le scienze statistiche ci dicono che per classificare una popolazione in sole 4 categorie bastano poche migliaia di tests per volta (e forse un solo migliaio).
Concludo scusandomi per averla disturbata, e la ringrazio per l’attenzione che avrà voluto benevolmente dare a queste mie parole in libertà.

Desidero esprimerle la mia stima per quanto lei dice e fa, e ritengo che l’Italia avrebbe bisogno di più persone come lei.
La saluto con la simpatia che si deve a chi opera con serietà e convinzione.

(Lettera firmata)


Pubblichiamo qui di seguito tre lettere del Dottor Giovanni Serra, Medico chirurgo.

Sono un medico 76 enne, in pensione da un pezzo.
Le scrivo a proposito della pandemia, perché apprezzo molto i suoi articoli e i suoi interventi televisivi.
Nella mia vita professionale (facevo il medico di famiglia) non mi è mai capitato di assistere i miei pazienti per una epidemia di influenza in luglio e agosto, semplicemente perché, facendo parte delle malattie da raffreddamento, i primi casi influenzali si manifestano in autunno (coi primi freddi) per raggiungere i picchi in gennaio – febbraio (l’esplosione avviene dopo le festività Natalizie) e decrescere all’ arrivo dei primi tepori primaverili.
Non solo l’influenza “classica”, quella per cui ci si vaccinava fino a qualche anno fa, ma anche le banali tossi, raffreddori, faringiti, tracheiti, bronchiti, broncopolmoniti, polmoniti ecc.., causati da altri virus e microbi, seguono la “stagionalità'” delle influenze.
È una banale constatazione e un dato di fatto, che questi malanni ci affliggono, se e quando, non ci proteggiamo a sufficienza dal freddo.
Colpiscono massimamente nelle stagioni fredde e quasi mai di estate (salvo qualche escursionista che salga a 2.000 metri, in montagna, in t-shirt e pantaloncini corti).
Queste malattie da raffreddamento (tra le quali rientrano tutte le varianti Covid a pieno titolo) insorgono perché il freddo agisce “da ariete” abbattendo, in maggior o minor misura, tutte le difese organiche di cui ciascuno di noi dispone, in primis e, più facilmente, quelle delle alte vie respiratorie e poi, più gravemente, quelle delle basse vie.
La capacità di mantenere intatta la nostra omeotermia corporea è ancora più importante dell’intero sistema immunitario, non solo degli anticorpi e cellule difensive che vengono indotti con la vaccinazione.
In caso di perfrigerazioni, che compromettano l’omeotermia, alle estremità (naso, gola, piedi, mani) affluiscono, per meccanismi omeostatici difensivi, meno sangue, calore, nutrienti, ossigeno, anticorpi, linfociti ecc… il che comporta un abbassamento delle difese, che apre le porte all’ ingresso dei patogeni.
Consideri che, per l’insorgenza di una malattia, ci sono questi passaggi:
1) contagio (il patogeno arriva sull’epidermide o sulle mucose)
2) infezione (attraversa queste barriere e arriva al sangue e nei tessuti interni, trovando le resistenze organiche che lo eliminano o vengono vinte con
3) l’esplosione della malattia conclamata.
Il Covid 19, sia nelle stagioni fredde che ora, nel 95% dei casi è asintomatico… non crea… danni, si comporta come un innocuo saprofita che viene, con facilità, eliminato dalle difese organiche, se l ‘ospite sta in quarantena, a casa, al caldo.
Solo nel 5% dei casi determina malattia paucisintomatica, leggera, media o grave.
Nei giorni scorsi, con l’arrivo delle alte temperature estive siamo arrivati a 53.000 guarigioni, contro 1.000 – 2.000 nuovi contagi al giorno.
Le guarigioni non avvengono per i vaccini e neanche per le migliori cure domiciliari o ospedaliere, che sono le stesse di 2 – 3 mesi fa, che comportavano aumenti giornalieri di contagi, casi e aggravamenti, nonché, purtroppo, morti.
Siamo noi, “l’ospite” del patogeno, che dobbiamo chiudere la porta in faccia a microbi e virus, mantenendo sempre e comunque abbigliamento e comportamento, al chiuso o nella vita all’aperto, attento e responsabile onde evitare raffreddamenti e perfrigerazioni.
Spero che queste mie considerazioni Le possano essere utili.

Cordiali saluti
Dottor Giovanni Serra, Medico chirurgo


Ill.mo Prof. Luca Ricolfi,
faccio seguito alla mia precedente per dirle che trovo stranissimo che nessuno dei miei più autorevoli colleghi e scienziati si sia mai chiesto, come e perché, il Cavalier Berlusconi, in tre giorni, sia passato da positivo asintomatico e in piena salute, l’estate scorsa in Sardegna, a grave, tanto da necessitare di ricovero urgente al San Raffaele.
Né, come e perché, il paziente numero 1 di Codogno abbia fatto questa trafila: prima domenica maratona in Liguria – Febbre -// la domenica successiva partita di calcio nelle brume padane – nuovo episodio febbrile //la domenica seguente altra maratona…. febbre e ricovero in coma in ospedale, in pieno inverno e con temperature gelide.
Qual è la causa che ha determinato l’avvio della malattia Covid in modo così grave, in questi due casi?
Da medico pratico, vista l’anamnesi patologica prossima del secondo, Le dico… forti e ripetute perfrigerazioni.
Nel primo caso invece è facile supporre, non conoscendo l’anamnesi, che un bagno prolungato serale o notturno o un giro in yacht a forte velocità e in abbigliamento leggero o cose simili, possa aver determinato una perfrigerazione che ha causato l’avvio della sintomatologia acuta.
Un semplice e autorevole richiamo a freddo e perfrigerazioni e al ruolo che svolgono in questa epidemia, sembra banale, ma potrebbe essere utile quanto e più delle vaccinazioni, a mio parere, in specie se considera quanto scritto nella mail precedente.
È la bella stagione, col caldo, che mantiene naturalmente efficienti le nostre difese organiche che fa guarire 50.000 e più malati al giorno e limita il numero dei nuovi malati e contagi.
La stagionalità è confermata dalle curve ufficiali Istat di contagi e morti Covid dell’anno scorso e di quest’anno, che sono sovrapponibili a quelle della comune influenza; unica differenza l’altezza dei picchi di contagi e morti.

La ringrazio per l’attenzione.
Cordiali saluti.
Giovanni Serra, Medico chirurgo


Ill.mo Prof. Ricolfi,
La ringrazio per la Sua attenzione e per la gentile e pronta risposta.
È da più di un anno che, su questo argomento, ho cercato di sensibilizzare alcuni giornalisti, scrivendo loro e – mail con le stesse considerazioni, ma senza conseguire risultati pratici.
Sono convinto che una informazione scientifica, puntuale e autorevole,  sulla importanza del ruolo giocato da freddo e perfrigerazioni e una adeguata educazione sanitaria su temi come questi, rendendo consapevole e più attenta la popolazione (specialmente i giovani delle scuole, ma anche trentenni e quarantenni,   che fanno jogging di primo mattino o all’ imbrunire di gelide giornate invernali o che seguono mode a “forte ” rischio di perfrigerazioni), otterrebbe un impatto positivo sull’andamento dell’epidemia.
Tanto più che costerebbe pochissimo.!!
Sono altresì convinto, in tutta scienza, coscienza ed esperienza, che in autunno le curve statistiche di casi e morti risaliranno (spero meno per le vaccinazioni che riusciranno a mettere in campo), seguendo l’andamento dello scorso anno. Se permette, Le faccio un’altra considerazione, che penso possa essere statisticamente utile.
Io ho seguito passo… passo l’epidemia: la tremenda ondata di freddo e gelo, aggravata dal vento fortissimo del burian, dalla sera del 12/02/21 a quella del 15/02/21, è stata poi seguita dalla ultima grande ondata di casi e morti, con tempistiche perfette, in una situazione che stava in precedenza migliorando.
Mi permetta di ricordarLe, anche, i clusters, scoppiati in piena estate in un macello industriale di 750 occupati, in Germania, e due o tre, in macelli della pianura padana, di medie dimensioni, nonché quelli di alcuni centri turistici montani, che conosco bene (Sesto Pusteria, Auronzo, Sappada, Santo Stefano di Cadore) per essere particolarmente freddi, avvenuti a fine agosto (avvenuti dopo i primi sbalzi di temperatura, dovuti ai temporali di fine estate)
Da ultimo, i casi Billionaire e discoteche, si possono spiegare con l’aria condizionata, magari particolarmente bassa, per giovani e inservienti, che vanno dentro e fuori, sudati e stanchi, per le ore di ballo o di lavoro e di sonno perse.
Tutte situazioni a rischio perfrigerazioni.
Mi scusi per la prolissità.

Cordiali saluti.
Giovanni Serra, Medico chirurgo

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