Progresso e democrazia stanno divorziando?

vistodagenova

Risale a Platone l’idea che democrazia e buon governo siano incompatibili. Perché, si chiedeva, quando siamo malati ci rivolgiamo al medico, quando dobbiamo fare un viaggio per mare ci affidiamo a un esperto capitano mentre a capo del  governo mettiamo  il primo venuto? Se Karl Popper considerava il filosofo ateniese un nemico della ‘società aperta’ non aveva tutti i torti. L’illusione che le decisioni politiche debbano venir prese da chi sa è dura a morire e ogni tanto ricompare: col positivismo di Auguste Comte nell’Ottocento, con la tecnocrazia o l’Intelligenza Artificiale oggi. In un’intervista sul suo saggio L’anima nera della democrazia (Ed. L’Orma) – vedi ‘La Lettura’ del Corriere della Sera del 5 luglio – il sociologo francese  Geoffroy de Lagasnerie afferma che “il difetto della democrazia è il relativismo delle idee”, il voler mettere sullo stesso piano quanti (i progressisti) sulla base di rigorose ricerche scientifiche sanno come risolvere i grandi problemi del nostro tempo – clima, ambiente, protezione dalle malattie, immigrazione – e quanti (i conservatori) si servono di ideologie menzognere – la meritocrazia, la tradizione neoliberale, la difesa dell’ordine pubblico, il razzismo – al fine di perpetuare il loro dominio sulla società. Lo Stato dovrebbe sganciarsi dalla logica della maggioranza e vincolarsi alla scienza, che tutela la vita degli individui. Lagasnerie, pensa, in analogia con le Corti Costituzionali, “che censurano le norme che violano le libertà fondamentali”, a una sorta di Accademia, che conferisca agli scienziati un “potere di orientamento”: quali  siano poi i limiti di tale potere non è dato sapere dal momento che, bontà sua, non pensa a “un organismo che individui e rimuova dal dibattito le fake news”.

In realtà, la democrazia non è il buongoverno ma è solo lo strumento che ci libera dall’incubo di un malgoverno stabile: se il mondo umano fosse regolabile in base alle conoscenze scientifiche acquisite, potremmo pure farne a meno. Il fatto è che viviamo nell’ampio regno della complessità, in cui , via via che si allarga lo sguardo, si passa dalle ‘verità’ scoperte dagli scienziati alle ‘opinioni’–congetture più o meno  ragionevoli – influenzate da speranze, timori previsioni legate ai valori etici di ciascuno. Viene un sospetto: che il discorso di Lagasnerie sia l’ideologia di una sinistra progressista che ritiene di avere il diritto di governare anche senza maggioranza.

[articolo uscito su Il Giornale del Piemonte e della Liguria il 14 luglio 2026]

 

Professore Emerito di Storia delle dottrine politiche Università degli Studi di Genova

dino@dinocofrancesco