A proposito di woke e follemente corretto – La mossa di Conte

Sul politicamente corretto e la cosiddetta “cultura woke” Giuseppe Conte, in un recente articolo su Repubblica, ha detto delle tardive, incomplete verità. Che la religione del politicamente corretto non possa essere il centro del programma del Campo largo, o che vi siano stati eccessi e follie è un’ovvietà. Lo sa perfettamente anche Elly Schlein. E lo ripetono da almeno dieci anni le persone libere e pensanti, di destra o di sinistra che siano.

Se non a tutti è sembrata una ovvietà è perché, negli ultimi 15 anni, ossia da quando il politicamente corretto (PC) è degenerato in follemente corretto (FC), mai l’establishment progressista italiano aveva trovato il coraggio di riconoscere gli enormi danni che il FC aveva inflitto al Paese e alla sinistra stessa. Ed è mortificante che, per svegliarsi, la sinistra – che ora finalmente si interroga sul FC – abbia dovuto attendere un segnale da oltreoceano, ovvero l’intervista televisiva (peraltro assai cauta e problematica) di Alexandria Ocasio Cortez. E dire che di segnali dall’America ve ne erano stati anche in precedenza, compreso l’avvertimento di Hillary Clinton sul rischio che l’ossessione per i temi transgender aprisse, per la seconda volta, la strada della Casa Bianca a Donald Trump (era il 2022, e forse si poteva ancora fermare Trump).

Ma perché Conte ha scelto di gettare quel sasso nello stagno del Campo largo?

Una ragione banale, e in un certo senso “altruistica”, è di allargare i consensi della coalizione di sinistra, togliendole la zavorra che da molti anni la appesantisce. Il primato dei temi gender e le campagne sul linguaggio inclusivo, infatti, hanno tolto alla sinistra più consensi (dei ceti popolari) di quanti ne hanno portati (dai “ceti medi riflessivi”). Da questo punto di vista gli alleati dovrebbero ringraziarlo, anziché arroccarsi a difesa dei dogmi del politicamente corretto.

Accanto a questa faccia altruistica, vi è naturalmente anche quella egoistica: Conte spera che i nuovi consensi, e magari anche parte di quelli che andavano a Pd e Avs,  si indirizzino verso il Movimento Cinquestelle. E ovviamente spera che questa mossa anti-woke lo rafforzi nel duello con Schlein per la leadership del Campo largo.

Il lato più significativo dell’intervento di Conte, tuttavia, non sta nel poco (e generico) che dice, ma nel molto che non dice. È alquanto significativo che, pur parlando diffusamente di disuguaglianze, fasce deboli, razzismo, discriminazioni, identità e minoranze, ben si guardi dal toccare i temi scottanti dell’immigrazione e della criminalità. E dire che avrebbe tutti i titoli per farlo: il passato dei Cinque Stelle, l’esperienza del primo governo Conte, i recenti rapporti con Sahra Wagenknecht (leader della BSW e paladina dei rimpatri),  sono costellati di atti e dichiarazioni che, in materia di immigrazione e sicurezza, non sono certo allineate ai dogmi del politicamente corretto.

Di qui la domanda: la critica di Conte alle follie woke ignora il problema migratorio perché i Cinquestelle sono diventati più politicamente corretti di un tempo (ricordate i “taxi del mare” di Di Maio?). O lo ignora per non approfondire la frattura con il Pd di Elly Schlein? O invece lo ignora perché Conte ci sta preparando una seconda puntata, in cui sarà lui a toccare il tema incandescente dell’immigrazione?

In quest’ultimo caso potremmo vederne delle belle. Perché, è vero che – se vuole vincere le elezioni – la sinistra qualcosa di concreto sull’immigrazione dovrà pur dirlo. Ma è altrettanto vero che questo qualcosa potrebbe risultare molto divisivo, specie ove fosse Conte, unilateralmente, a fare la prima mossa. Perché un conto è una svolta realista su sicurezza e immigrazione che matura entro un dibattito largo e paritario, un conto è uno strappo messo in atto da una forza politica contro o in concorrenza con le altre.

Staremo a vedere. Resta il fatto che la critica alle follie del politicamente corretto, così come formulata da Conte nel suo intervento, non tocca nessuno dei nodi cruciali: libertà di espressione, rapporti con l’Islam, conflitto fra femministe e minoranze sessuali, politiche di inclusione escludenti, abusi dei codici etici, diritti e doveri dei migranti, principi costituzionali messi a repentaglio (tema centrale del libro Il pensiero conforme, della costituzionalista Ginevra Cerrina Feroni).

Conte ha fatto benissimo a scuotere la sinistra dal suo torpore. Ma il lavoro vero, di riflessione, revisione e ricostruzione, è ancora tutto da fare.

[articolo uscito sul Messaggero il 29 agosto 2026]