Il termometro dell’epidemia (release 1.0)

Il termometro di oggi (ultimo dato disponibile, ore 18.00 del 3 dicembre) è sceso di 2.9 gradi, passando da 169.5 a 166.6 gradi pseudo-Kelvin.

Calano ancora i nuovi contagi (nell’ultima settimana si sono registrati +154 mila nuovi casi rispetto ai 201 mila della settimana precedente) e si riducono in modo più lieve i ricoveri ospedalieri (il dato è però provvisorio perché i dati della Campania e della Provincia Autonoma di Bolzano sono in via di definizione). Tornano però a salire in modo significativo i decessi: con 993 decessi giornalieri è stato superato il picco toccato il 27 marzo (969).

La riduzione settimanale della temperatura è pari a -32.2 gradi.

Va ricordato, come sempre, che l’andamento della temperatura non riflette quello dei contagi attuali, ma quello dei contagi avvenuti 2-3 settimane fa.

Per maggiori dettagli si rimanda alla Nota tecnica.




Il termometro dell’epidemia (release 1.0)

Il termometro di oggi (ultimo dato disponibile, ore 18.00 del 2 dicembre) segna 169.5 gradi pseudo-Kelvin ed è sceso di 3.9 gradi.

Il miglioramento della temperatura si deve essenzialmente all’andamento dei nuovi contagi, in calo ormai da due settimane (nell’ultima settimana si sono registrati +160 mila nuovi casi rispetto ai 208 mila della settimana precedente, il rapporto nuovi contagi/casi testati è pari 21.7, in diminuzione rispetto a ieri). Sono rimasti sostanzialmente invariati gli ingressi ospedalieri ed i decessi.

La riduzione settimanale della temperatura è pari a -32.8 gradi.

Va ricordato, come sempre, che l’andamento della temperatura non riflette quello dei contagi attuali, ma quello dei contagi avvenuti 2-3 settimane fa.

Per maggiori dettagli si rimanda alla Nota tecnica.




Vaccini, la scienza non è corifeo del Potere

Due cose mi hanno infastidito della polemica nata attorno alle parole di Andrea Crisanti: 1. il conformismo al limite del pensiero unico del potere politico e della stampa; 2. la pretesa immaturità del popolo italiano.

Crisanti, che non è un negazionista, un no vax e tantomeno uno scienziato sprovveduto, ha fatto una dichiarazione corretta: prima di esprimermi su questi vaccini voglio vedere i dati. È quanto ha dichiarato anche un altro scienziato, tutt’altro che mediocre, Alberto Mantovani: per Crisanti «massimo rispetto scientifico». E pure lui invita alla «cautela» sui vaccini anti Covid,  «perché non si sono visti i dati, saranno sottoposti a un’autorizzazione d’emergenza e bisogna vedere cosa succederà». Per l’immunologo dell’Humanitas nelle parole di Crisanti «vanno colti elementi costruttivi come la necessità e il rispetto dei dati».

Non diverso il parere di Silvio Garattini, Presidente dell’Istituto Mario Negri di Milano: “Sono dello stesso parere di Crisanti, purtroppo mancano le pubblicazioni per poter dare un giudizio”.

E ancora: “Le industrie stanno facendo dei comunicati che non sono molto positivi perché danno l’impressione alla gente che ci sia una specie di gara e questo non può generare fiducia. Bisogna che pubblichino i dati e poi potremo dire la nostra, sono relativamente ottimista, sono favorevole a farmi vaccinare ma voglio vedere i dati naturalmente, senza vedere i dati è impossibile dare un giudizio”.

E anche Massimo Galli, che non è affatto uno sciocco, un superficiale o uno sprovveduto, si è espresso in maniera analoga a quella di Crisanti: “Vaccino anti-covid? La posizione di Crisanti, che ha tutta la mia stima, è stata molto travisata. Era seccato di continuare a vedere annunci sul vaccino attraverso i media e non dati concreti. Siamo tutti un po’ indispettiti dalla politica degli annunci. Continuiamo a vedere annunci e continuiamo a non vedere dati. E continuiamo anche a vedere una gara a chi ha il vaccino migliore. Se questa fosse una gara nei fatti e nei numeri e non solo negli annunci, sarebbe una bellissima cosa”.

Del resto pure all’estero si chiede trasparenza sui dati. Peter Doshi, sul prestigioso British Medical Journal, scrive, per esempio, a proposito dei vaccini anti Covid: “Solo la piena trasparenza e il controllo rigoroso dei dati consentiranno un processo decisionale informato. I dati devono essere resi pubblici”.

Da ultimo Guido Rasi, fino a pochi giorni fa direttore dell’EMA, l’agenzia europea del farmaco, ha dichiarato: “Sui vaccini finora dalle aziende farmaceutiche numeri da bar sport”. E ancora: “Nonostante i comunicati stampa, le ditte non hanno ancora sottomesso i dati alle autorità regolatorie. Fra le informazioni che mancano: si bloccano i sintomi o anche il contagio? È essenziale saperlo per capire a chi dare le prime dosi”.

Lo scienziato non ha il compito di aiutare la politica, o di rabbonire le masse, ma quello di sviluppare la critica e la ricerca della verità scientifica. Altrimenti non è un uomo di scienza ma un imbonitore. Insomma un ciarlatano. La stampa, piuttosto, come pure i suoi illustri e spesso strapagati commentatori, dovrebbe avere, in un Paese democratico, il ruolo di mosca cocchiera della verità, non di puntello di questo o quel governo o di amplificatore di luoghi comuni.

E veniamo al popolo italiano. Conte, Speranza e soci hanno il terrore che gli italiani si spaventino e che il vaccino sia un flop. Tutti noi auspichiamo invece che il vaccino sia sicuro ed efficace e che la campagna vaccinale abbia pieno successo.

Immagino però che prima di iniziare una campagna di vaccinazione di massa quei famosi dati saranno resi noti in tutta la loro completezza e adeguatezza e saranno attentamente vagliati dalle agenzie regolatorie internazionali. A quel punto delle due l’una: o siamo circondati da una massa di idioti belanti e allora il governo ha pur sempre il potere di usare la “forza” imponendo una vaccinazione obbligatoria. Oppure siamo un popolo maturo e le critiche costruttive degli scienziati avranno dato un bel contributo a non rendere sempre più opaca la gestione delle crisi nel nostro Paese.




Covid: solo il Belgio fa peggio dell’Italia

In più di un paese su 3 non c’è stata alcuna seconda ondata

Se in Italia la curva dei contagi (misurata come rapporto fra nuovi positivi e casi testati) ha finalmente iniziato una fase decrescente, i decessi non sembrano ancora aver invertito la rotta. Il trend di crescita sta rallentando, ma i numeri rimangono ancora alti.

Occorre però guardare a ciò che è successo in altri paesi per meglio valutare l’evoluzione dell’epidemia in Italia. Tutti i paesi sono stati investiti da una seconda ondata o vi è chi è riuscito a tenere sotto controllo l’epidemia?

L’unico indicatore affidabile che ci permette di fare comparazioni internazionali è il numero di decessi rapportato alla popolazione. L’individuazione di nuovi casi dipende pesantemente dalle diverse politiche adottate sui tamponi.

Un primo punto interessante da sottolineare è che l’epidemia non ha rialzato la testa ovunque. Su 25 paesi a noi più comparabili (società avanzate esclusi i paesi di piccole dimensioni) 10 non hanno affatto registrato una seconda ondata. Si tratta di Nuova Zelanda, Giappone, Australia, Corea del Sud, Hong Kong, Taiwan e di quattro paesi europei (Irlanda, Danimarca, Finlandia e Norvegia).

Fra questi ve ne sono ben 6 in cui non si può neppure parlare di prima ondata (Nuova Zelanda, Giappone, Australia, Corea del Sud, Hong Kong e Taiwan).

Due (Israele e Grecia), invece, sono i paesi che hanno registrato numeri molto contenuti durante il primo periodo e solo ora sono entrati in una fase acuta dell’epidemia.

Nei restanti 13, l’epidemia ha accelerato sia nella prima che nella seconda fase.

Come si vede dai grafici seguenti, in Svizzera, Austria e Portogallo la seconda ondata è stata addirittura più grave della prima. Mentre però in Svizzera la curva è tornata a puntare verso il basso, Austria e Portogallo non hanno ancora invertito il trend.

I numeri sono in aumento anche per Regno Unito, Grecia, Germania, Svezia, Canada e Italia.

Se si considera però quel che è successo negli ultimi due mesi (ottobre e novembre), solo il Belgio registra numeri peggiori dell’Italia.

Nota tecnica

I dati utilizzati nell’analisi provengono dal database dalla Johns Hopkins University aggiornati al 29 novembre.

Quanto possibile, i dati sono stati corretti per tenere conto dei ricalcoli effettuati dalle autorità nazionali che hanno fornito il dato.

Per “ondata” intendiamo una situazione in cui i nuovi contagiati settimanali per 100 mila abitanti è superiore a 1.




Il termometro dell’epidemia (release 1.0)

Oggi (ultimo dato disponibile, ore 18.00 del 1° dicembre) la temperatura dell’epidemia è diminuita di 3.4 gradi, passando da 178.8 a 173.4 gradi pseudo-Kelvin.

Questo risultato si deve al miglioramento di tutte e tre le componenti che compongono l’indice (decessi, nuovi contagi, ingressi ospedalieri). Calano soprattutto i nuovi contagi (+165 mila nuovi casi nell’ultima settimana rispetto ai 216 mila della settimana precedente).

La riduzione settimanale della temperatura è pari a -35.4 gradi.

Va ricordato, come sempre, che l’andamento della temperatura non riflette quello dei contagi attuali, ma quello dei contagi avvenuti 2-3 settimane fa.

Per maggiori dettagli si rimanda alla Nota tecnica.