Il modello Taiwan: come l’isola sta contenendo il contagio

È passato più di un anno da quando la pandemia si è insinuata nelle nostre vite limitandole e modificandole irrimediabilmente. Nel corso dei mesi le informazioni più disparate sono giunte da fonti considerate più o meno attendibili e centinaia di protocolli sono stati avviati con l’intento di trovare una soluzione che, sfortunatamente, tarda ad arrivare, poiché tutte le azioni intraprese sino ad ora si sono rivelate sostanzialmente inefficaci. Eppure, in tutto questo caos ci sono piccole realtà che hanno saputo controllare l’epidemia e che hanno ottenuto risultati soddisfacenti nella lotta contro il coronavirus, benché nessuno ne parli. Questo è anche il caso di Taiwan.

Taiwan (o Repubblica di Cina) è una piccola nazione insulare posta a 180 km dalla Cina e conta 23,5 milioni di abitanti. Pur avendo dei numeri di tutto rispetto, però, per l’Organizzazione Mondiale della Sanità sembra non esistere. Nonostante gli straordinari risultati ottenuti, Taiwan non è stata invitata al 73° incontro dell’organo decisionale dell’OMS dello scorso novembre che riguardava proprio la gestione della pandemia. Secondo il Ministero degli Affari Esteri taiwanese dietro a tale decisione ci sarebbe la Cina, la quale considera l’isola una sua provincia e non uno stato sovrano, benché a Taipei sia presente da sempre un esecutivo autonomo, che dal 2016 ha a capo la presidente Tsai Ing-wen, che respinge categoricamente il principio di “una sola Cina” e dopo aver trionfato alle ultime elezioni alla guida del Partito Progressista Democratico ha intensificato gli scambi con Washington. Il governo di Pechino, guidato dal presidente cinese Xi Jinping, ha più volte affermato di voler risolvere la questione, ma di fatto ha dichiarato che Taiwan potrà partecipare alle riunioni dell’Assemblea Mondiale della Sanità solamente se riconoscerà di appartenere alla Repubblica Popolare Cinese.

Nonostante la sua estromissione da parte dell’OMS, a livello globale Taiwan è stata elogiata per il successo ottenuto nel contenimento dell’epidemia di coronavirus e basta consultare il sito ufficiale del governo taiwanese per rendersene conto. Lo studioso Tomas Pueyo ha pubblicato sulla piattaforma Medium un’accurata analisi sulle misure di contrasto attuate da alcuni paesi dell’estremo oriente tra cui figura anche la Corea del Sud, la quale è stata la prima nazione al mondo a estinguere un focolaio di coronavirus senza applicare un lockdown a livello nazionale. I negozi, i ristoranti e le fabbriche sono rimasti aperti. Le quarantene si sono limitate ad aree circoscritte, come ad esempio la città Daegu dove si è verificata l’epidemia principale. Il tracciamento dei malati e la relativa quarantena di tutte le persone entrate in contatto con loro sono risultati fondamentali.

Secondo Pueyo però, Taiwan è sicuramente il modello per eccellenza a cui ispirarsi. Memore dell’epidemia di Sars del 2003, il governo ha agito tempestivamente attuando severi divieti di viaggio e introducendo l’obbligo di mascherine per tutti. In questo modo i livelli di contagio sono stati minimi le e attività produttive hanno subito un leggero contraccolpo rispetto a quanto accaduto, e a quanto sta ancora accadendo in Europa.

L’università di Stanford ha avviato uno studio diretto dal medico taiwanese Jason Wang su come fronteggiare l’epidemia e la conseguente ripartenza dell’economia negli Stati Uniti sulla base dei risultati ottenuti a Taiwan.

Il Dott. Wang, intervistato dalla CNN, ha spiegato che il successo del modello taiwanese risiede in una sanità pubblica efficiente in grado di fronteggiare rapidamente emergenze di grande portata.

Taiwan ha dimostrato che è possibile stabilire norme di quarantena e isolamento anche senza l’uso della forza come avviene invece in un governo autocratico come quello della Cina.

Il Ministero degli Affari Esteri taiwanese ha creato un sito ad hoc consultabile anche in lingua inglese sul quale è possibile trovare ogni genere di informazione e aggiornamento sul Covid-19.

In una sezione speciale sono riportate tutte le misure adottate e i risultati ottenuti, mettendoli a disposizione di tutti affinché gli altri governi possano, se lo desiderano, avvalersi delle tecniche usate sull’isola, eventualmente adattandole alle proprie realtà.

Nella lotta al coronavirus, per Taiwan è stato fondamentale fare ulteriori investimenti nella sanità pubblica, oltre all’utilizzo dell’intelligenza artificiale che ha permesso ai medici di gestire anche a distanza i malati che stavano trascorrendo la quarantena presso le loro abitazioni; pur essendo molto meno invasivo della privacy rispetto al metodo usato in Corea del Sud. Ogni cittadino è in possesso di una smart card collegata al Servizio Sanitario Nazionale sulla quale sono registrati tutti i dati relativi allo stato di salute del paziente; la tessera è risultata fondamentale per la prevenzione del contagio. Ad esempio: per la distribuzione delle mascherine, la gestione della quarantena, per controllare gli spostamenti alle frontiere e la storia clinica dei pazienti.

A febbraio 2020 il ministro del digitale Audry Tang ha dato incarico ad alcuni ingegneri appartenenti al settore privato di realizzare un’applicazione tramite la quale mettere in contatto i cittadini e le farmacie convenzionate per l’acquisto di mascherine. In sole 48 ore l’app era pronta sciogliendo i dubbi e le preoccupazioni delle persone sull’approvvigionamento dei dispositivi di sicurezza. L’applicazione è risultata essere molto attendibile in quanto è in grado di aggiornarsi in un lasso di tempo che va da un minimo di 30 secondi ad un massimo di 30 minuti. Le prenotazioni online hanno permesso di evitare lunghe code fuori dalle farmacie e di scongiurare eventuali nuovi contagi.

La strategia attuata dal governo di Taiwan prevede una vigilanza continua, oltre alla condivisione costante e approfondita delle informazioni con i cittadini. L’utilizzo dei big data e di piattaforme online è stato fondamentale sin dall’inizio della vicenda, quando, a dicembre 2019, hanno iniziato a circolare le prime notizie circa una misteriosa malattia a Whuan. Taiwan ha centinaia di pendolari che si recano giornalmente in Cina per lavoro e pertanto ha trattato la questione con la massima urgenza, controllando i passeggeri dei voli provenienti da Whuan sino a vietarne l’ingresso già a partire da febbraio 2020. Le agenzie di assicurazione sanitaria e di immigrazione hanno incrociato la cronologia dei viaggi dei residenti con i dati delle loro tessere sanitarie, consentendo così a ospedali, cliniche e farmacie di accedere immediatamente alle informazioni dei pazienti. Le persone che si sono sottoposte all’auto-quarantena sono state rintracciate e chiamate con frequenza per accertarsi che non lasciassero la loro residenza.

A partire dal 24 gennaio 2020, Il governo di Taiwan ha interrotto le esportazioni di mascherine chirurgiche e ha chiesto alle aziende locali di aumentare la produzione fino a 10 milioni al giorno per garantire un’adeguata fornitura alla popolazione e al personale medico.

Infine, per garantire un coordinamento efficiente, Taiwan ha costituito un centro di comando con a capo il Ministero della Sanità e del Benessere che ha il compito di controllare la comunicazione pubblica. Sono state così avviate importanti campagne per informare la popolazione circa i rischi della malattia e su come comportarsi in caso di positività al coronavirus.

Il risultato è che dopo più di un anno dall’inizio dell’epidemia il numero totale dei contagi rilevati è di poco superiore a 1000 su 23,5 milioni di abitanti, mentre i morti sono appena 11, ovvero appena 0,5 per milione, che rappresenta il tasso di mortalità più basso del mondo.

Insomma, il modello Taiwan funziona, ma fino a quando gli interessi politici ed economici conteranno più della salute degli uomini, sarà impossibile che una nazione così lontana e poco considerata possa essere guardata come modello virtuoso nella gestione di una pandemia che ha sconfitto governi ben più potenti.


Sitografia:

https://www.taiwan.gov.tw

https://en.mofa.gov.tw/Default.aspx

http://www.taipeitimes.com

https://www.taiwannews.com.tw/en/index

https://chinapost.nownews.com

https://www.worldometers.info/coronavirus/country/taiwan/

https://statistichecoronavirus.it/coronavirus-taiwan/

https://www.lastampa.it

https://lab24.ilsole24ore.com/coronavirus/

https://med.stanford.edu/mchri/news/mchri-member-leads-coronavirus-response-drawing-on-lessons-from-taiwan.html

https://edition.cnn.com/2020/04/04/asia/taiwan-coronavirus-response-who-intl-hnk/index.html?fbclid=IwAR1KwAAGiSfr62um0xoiJFfWnsJXjCpErfMAiDEwZBHRDmb3i5cxVQzj64I




Indice DQP: per la pseudo-immunità di gregge (70% di vaccinati) dobbiamo aspettare ottobre 2021

Le autorità politiche e sanitarie, in particolare il ministro Roberto Speranza e la sottosegretaria Sandra Zampa, hanno ripetutamente dichiarato che la campagna di vaccinazione serve a raggiungere la cosiddetta immunità di gregge:

5 dicembre: “Il nostro obiettivo è l’immunità di gregge grazie al vaccino” (Roberto Speranza).

17 dicembre: “Immunità di gregge a settembre-ottobre prossimi (Sandra Zampa).

28 dicembre: “Oggi il ministro Speranza ha precisato che entro marzo raggiungeremo la quota di 13 milioni di italiani vaccinati contro Covid-19, e quindi in estate potremo già essere molto avanti nel perseguimento dell’obiettivo immunità di gregge data dal 70%” (Sandra Zampa).

9 gennaio 2021: “Per arrivare all’immunità di gregge dobbiamo vaccinare l’80% di 60 milioni di italiani” (Sandra Zampa).

13 marzo 2021: “È stata considerata una progressione della capacità vaccinale dalle 170 mila somministrazioni medie giornaliere (registrate dal 1 al 10 marzo) fino ad almeno 500 mila entro il mese di aprile” (Piano vaccinale del Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19). In base al nuovo Piano vaccinale si dovrebbe arrivare a raggiungere il 70% di copertura vaccinale a fine agosto.

Per “immunità di gregge” si intende una situazione nella quale ci sono abbastanza persone vaccinate (e non in grado di trasmettere il virus) da portare la velocità di trasmissione del virus (Rt) al di sotto di 1, con conseguente progressiva estinzione dell’epidemia. Per calcolare la percentuale di vaccinati necessaria (Vc) per avviare il processo di estinzione dell’epidemia occorre conoscere il valore di R0 (velocità di trasmissione in condizioni di normalità) e il valore di E (efficienza media dei vaccini, intesa come capacità di bloccare la trasmissione):

Vc = (1-1/R0)/E

Poiché R0 ed E dipendono dal tipo di varianti presenti in un determinato paese in un dato momento, nonché dalle caratteristiche dei vaccini, nessuno è attualmente in grado di indicare la soglia per l’immunità di gregge. Se E è troppo basso, il valore di Vc supera 1, il che significa che nemmeno vaccinando tutti si ottiene l’immunità di gregge.

Ecco perché la soglia del 70% da noi utilizzata NON è quella che garantisce l’immunità di gregge (e che è sconosciuta), ma è semplicemente la quota realisticamente raggiungibile in un paese come l’Italia, in cui non si possono vaccinare i più giovani (perché manca il vaccino), e una parte degli adulti non intende vaccinarsi.

Ma quante settimane occorreranno per vaccinare un numero di italiani sufficiente a raggiungere una copertura del 70%?

A rispondere a questa domanda provvede l’indice DQP (acronimo di: Di Questo Passo), che stima il numero di settimane che sarebbero ancora necessarie se – in futuro – le vaccinazioni dovessero procedere “di questo passo”.

A metà della diciassettesima settimana del 2021 (mercoledì mattina, 28 aprile) il valore di DQP è pari a 23 settimane, il che corrisponde al raggiungimento della pseudo-immunità di gregge non prima del mese di ottobre del 2021.

Il valore del DQP è migliorato di circa tre settimane rispetto a quello della settimana scorsa (quando il DQP indicava fine ottobre 2021).

Per raggiungere gli obiettivi enunciati dalle autorità sanitarie (70% di vaccinati entro agosto 2021), il numero di vaccinazioni settimanale dovrebbe essere circa una volta e mezzo quello attuale (3.5 milioni la settimana, anziché 2.5 milioni). Quanto al numero di vaccinazioni al giorno, su cui normalmente ragionano i media, ne occorrerebbero circa 500 mila al giorno (come previsto dal Piano vaccinale), contro le 355 mila attuali.


Nota tecnica

Le stime fornite ogni settimana si riferiscono ai 7 giorni precedenti e si basano sui dati ufficiali disponibili la mattina del giorno in cui viene calcolato il DQP (quindi possono subire degli aggiornamenti).

Va precisato che la nostra stima è basata sulle ipotesi più ottimistiche che si possono formulare, e quindi va interpretata come il numero minimo di settimane necessarie.

Più esattamente l’interpretazione dell’indice è la seguente:

DQP = numero di settimane necessario per raggiungere almeno il 70% degli italiani con almeno 1 vaccinazione completa procedendo “Di Questo Passo”.

A partire dalla prima settimana completa dell’anno (da lunedì 4 a domenica 10 gennaio) la Fondazione Hume calcola settimanalmente il valore dell’indice DQP (acronimo per: Di Questo Passo).

L’indice si propone di fornire, ogni settimana, un’idea vivida della velocità con cui procede la vaccinazione, indicando l’anno e il mese in cui si potrà raggiungere l’immunità di gregge procedendo “Di Questo Passo”.

Il calcolo dell’indice si basa su 3 parametri:

  1. quante vaccinazioni sono state effettuate nell’ultima settimana considerata;
  2. quante vaccinazioni erano già state effettuate dall’inizio della campagna (1° gennaio 2021) fino alla settimana anteriore a quella su cui si effettua il calcolo;
  3. che tipo di vaccini verranno presumibilmente usati (a 2 dosi o a dose singola).

Nella versione attuale l’indice si basa su due ipotesi ottimistiche, e precisamente:

  • l’obiettivo è solo di vaccinare il 70% della popolazione (anziché l’80 o il 90%, come potrebbe risultare necessario);
  • ci si accontenta di vaccinare ogni italiano in modo completo una sola volta, trascurando il fatto che, ove la campagna di vaccinazione dovesse prolungarsi per oltre un anno, bisognerebbe procedere a un numero crescente di rivaccinazioni.



L’incapacità di imparare dagli errori

La battaglia fra aperturisti e chiusuristi dilaga ovunque: sui giornali, nei talk show, fra i virologi, nel Governo, persino nel Comitato tecnico-scientifico.

Ma la gente, i cittadini normali, che non hanno agganci, vie privilegiate, conoscenze preziose, o semplicemente hanno la sfortuna di essere nati nella regione sbagliata, o la disgrazia di avere un medico di base che non visita a domicilio, o non vaccina, o rimanda ogni decisione alla ASL, questi cittadini – dicevo – non si appassionano alla disputa sull’orario di inizio del coprifuoco.

Per chi si ammala, o teme di ammalarsi, o vorrebbe vaccinarsi, i problemi sono altri.

Il problema numero 1 è che, ancora oggi, a 15 mesi dall’inizio della pandemia, non solo il medico di base non ti viene a visitare, ma non esiste un protocollo ufficiale di cure domiciliari nelle prime fasi della malattia se non il beffardo protocollo ministeriale “paracetamolo & vigile attesa”. Cioè: predi una tachipirina e prega…

Questo nonostante di protocolli di cure domiciliari articolati ed efficaci ne siano stati sperimentati con successo parecchi, e l’evidenza empirica che li supporta sia considerevole. Il colmo è accaduto qualche giorno fa, quando il TAR del Lazio ha dato ragione al Comitato Cura Domiciliare Covid 19, che aveva invocato il diritto/dovere dei medici di andare oltre le scarne indicazioni ministeriali, e per tutta risposta il Ministero della Salute – anziché adoperarsi per colmare i propri ritardi – non ha trovato di meglio che ricorrere al Consiglio di Stato per sconfessare il Tar e bloccare l’iniziativa dei medici. Eppure è ben noto che l’intasamento degli ospedali e delle terapie intensive è dovuto anche alla mancata riorganizzazione della medicina territoriale, che tuttora non è in grado di gestire a casa (e precocemente) un numero adeguato di pazienti.

Un discorso analogo vale per le cure mediante anticorpi monoclonali, che richiedono solo un breve passaggio in ospedale, e se usati diffusamente potrebbero evitare le molte ospedalizzazioni: con 150 mila dosi disponibili, le carenze organizzative (e l’intasamento degli ospedali) hanno fatto sì che alla fine di marzo i pazienti trattati fossero poco più di un migliaio.

Così per i vaccini. Siamo arrivati al punto che, per potersi vaccinare senza attendere tempi biblici, decine di migliaia di persone stanno cambiando domicilio per poter usufruire dei servizi delle (poche) Regioni efficienti, guidate dal Lazio; o cercano di cambiare medico di base (molti medici di base non vaccinano); o volano in Serbia, dove vaccinarsi è facile; o scrutano internet per scoprire se in qualche Regione è previsto un “open day” in cui ci si può vaccinare con il solo requisito dell’età. Insomma, la campagna vaccinale sta alimentando un senso generale di ingiustizia, di soggezione alla sorte e all’arbitrio dei poteri pubblici.

Eppure si poteva non arrivare a questo punto. Per mettere i medici di base in condizione di visitare, dotandoli di dispostivi di protezione individuale e di un protocollo di cure domiciliari efficace, c’era tutto il tempo. Quanto alla campagna vaccinale, non si capisce perché le autorità sanitarie non siano state in grado né di gestire centralmente la campagna (come sembra suggerire l’articolo 117 della Costituzione) né di imporre alle Regioni regole comuni non derogabili. Per non parlare del coinvolgimento delle farmacie nelle vaccinazioni, per cui praticamente nulla si è fatto fino ad aprile.

Perché le cose sono andate così? Perché, ancora oggi come un anno fa, il terrore di tutti non è il Covid in sé, ma la coscienza che, se ci ammaliamo, potremmo trovarci soli, appesi a un numero verde, e abbandonati da chi dovrebbe proteggerci? Perché, oggi come ieri, centinaia di migliaia di malati non-Covid sono costretti a rinunciare a una cura, a un ricovero, a un intervento, a causa degli ospedali sopraffatti dall’onda dei malati Covid? Perché, ancora una volta, le autorità sanitarie hanno tergiversato prima di intervenire? Perché quasi nulla è stato fatto per riorganizzare il trasporto pubblico, o per mettere in sicurezza le scuole?

Se devo essere sincero, la mia risposta è: non lo so. O meglio: non lo so più. Fino a un certo punto ho creduto che la superbia e la sordità dei governanti, incapaci di ascoltare ogni voce indipendente, spiegassero molte cose.

Oggi non più. Oggi mi pare che ci sia qualcosa di più sottile e al tempo stesso più devastante: l’incapacità di imparare dai propri errori, in modo da correggerli. Un comportamento che, a chi come me appartiene a una comunità scientifica, risulta  semplicemente incomprensibile.

Ma mi rendo conto che sono io fuori strada. Nella comunità scientifica gli errori, prima o poi, si scoprono. E chi ha sbagliato li riconosce. Se non lo facesse perderebbe la sua reputazione. Per questo la scienza va avanti.

Nella politica è diverso, almeno in Italia. Basta leggere l’accorata lettera-appello a difesa del ministro Speranza (“Io sto con Roberto”) circolata nei giorni scorsi per rendersene conto. Qualsiasi errore sia stato commesso, c’è qualcuno pronto a negare che sia stato commesso, o che sia stato un errore. L’intelligenza non viene usata al servizio della ricerca della verità, ma al servizio di una causa politica ritenuta giusta, e in nome della quale si può calpestare ogni evidenza empirica (e ogni tragedia). Gli errori non sono errori, ma questioni di “punto di vista”. Ideologico.

Per questo, alla politica diversamente che alla scienza, è concesso di non imparare dai propri errori. Peccato che, di quel privilegio della politica, le vittime siano noi: la terza ondata, e il buio esistenziale che si è impadronito delle nostre vite, sono anche una conseguenza di quel privilegio.

Pubblicato su Il Messaggero del 24 aprile 2021




Il termometro dell’epidemia (release 1.0)

La temperatura dell’epidemia continua a diminuire. Il termometro di oggi (ultimo dato disponibile, ore 18.00 del 22 aprile) segna 91.8 gradi pseudo-Kelvin ed è calato poco meno di un grado rispetto a mercoledì 21 aprile.

Questo risultato si deve al miglioramento di tutte e tre le componenti alla base dell’indice. Sono diminuiti soprattutto i nuovi contagi (+90 mila nuovi casi settimanali rispetto ai 103 mila della settimana precedente). Più lieve è stato il calo degli ingressi ospedalieri stimati e dei decessi (+2.3 mila nuovi decessi settimanali rispetto ai 2.8 mila della settimana precedente).

La variazione settimanale della temperatura è pari a -14.2 gradi.

Va ricordato, come sempre, che l’andamento della temperatura non riflette quello dei contagi attuali, ma quello dei contagi avvenuti 2-3 settimane fa.

La temperatura dell’epidemia è stata calcolata considerando i soli casi identificati mediante test molecolare.

Per maggiori dettagli si rimanda alla Nota tecnica.




Indice DQP: per la pseudo-immunità di gregge (70% di vaccinati) dobbiamo aspettare ottobre 2021

Le autorità politiche e sanitarie, in particolare il ministro Roberto Speranza e la sottosegretaria Sandra Zampa, hanno ripetutamente dichiarato che la campagna di vaccinazione serve a raggiungere la cosiddetta immunità di gregge:

5 dicembre: “Il nostro obiettivo è l’immunità di gregge grazie al vaccino” (Roberto Speranza).

17 dicembre: “Immunità di gregge a settembre-ottobre prossimi (Sandra Zampa).

28 dicembre: “Oggi il ministro Speranza ha precisato che entro marzo raggiungeremo la quota di 13 milioni di italiani vaccinati contro Covid-19, e quindi in estate potremo già essere molto avanti nel perseguimento dell’obiettivo immunità di gregge data dal 70%” (Sandra Zampa).

9 gennaio 2021: “Per arrivare all’immunità di gregge dobbiamo vaccinare l’80% di 60 milioni di italiani” (Sandra Zampa).

Per “immunità di gregge” si intende una situazione nella quale ci sono abbastanza persone vaccinate (e non in grado di trasmettere il virus) da portare la velocità di trasmissione del virus (Rt) al di sotto di 1, con conseguente progressiva estinzione dell’epidemia. Per calcolare la percentuale di vaccinati necessaria (Vc) per avviare il processo di estinzione dell’epidemia occorre conoscere il valore di R0 (velocità di trasmissione in condizioni di normalità) e il valore di E (efficienza media dei vaccini, intesa come capacità di bloccare la trasmissione):

Vc = (1-1/R0)/E

Poiché R0 ed E dipendono dal tipo di varianti presenti in un determinato paese in un dato momento, nonché dalle caratteristiche dei vaccini, nessuno è attualmente in grado di indicare la soglia per l’immunità di gregge. Se E è troppo basso, il valore di Vc supera 1, il che significa che nemmeno vaccinando tutti si ottiene l’immunità di gregge.

Ecco perché la soglia del 70% da noi utilizzata NON è quella che garantisce l’immunità di gregge (e che è sconosciuta), ma è semplicemente la quota realisticamente raggiungibile in un paese come l’Italia, in cui non si possono vaccinare i più giovani (perché manca il vaccino), e una parte degli adulti non intende vaccinarsi.

Ma quante settimane occorreranno per vaccinare un numero di italiani sufficiente a raggiungere una copertura del 70%?

A rispondere a questa domanda provvede l’indice DQP (acronimo di: Di Questo Passo), che stima il numero di settimane che sarebbero ancora necessarie se – in futuro – le vaccinazioni dovessero procedere “di questo passo”.

A metà della sedicesima settimana del 2021 (mercoledì mattina, 21 aprile) il valore di DQP è pari a 27 settimane, il che corrisponde al raggiungimento della pseudo-immunità di gregge non prima del mese di ottobre del 2021.

Il ritmo delle vaccinazioni è nuovamente migliorato. Il valore del DQP è più basso rispetto a quello della settimana scorsa (quando il DQP indicava novembre 2021).

Il numero di vaccinazioni settimanale è in linea con gli obiettivi enunciati dalle autorità sanitarie (70% di vaccinati entro settembre-ottobre 2021). Nell’ultima settimana sono state somministrate più di 2 milioni di dosi, circa 300 mila al giorno (compresi il sabato e la domenica).


Nota tecnica

Le stime fornite ogni settimana si riferiscono ai 7 giorni precedenti e si basano sui dati ufficiali disponibili la mattina del giorno in cui viene calcolato il DQP (quindi possono subire degli aggiornamenti).

Va precisato che la nostra stima è basata sulle ipotesi più ottimistiche che si possono formulare, e quindi va interpretata come il numero minimo di settimane necessarie.

Più esattamente l’interpretazione dell’indice è la seguente:

DQP = numero di settimane necessario per raggiungere almeno il 70% degli italiani con almeno 1 vaccinazione completa procedendo “Di Questo Passo”.

A partire dalla prima settimana completa dell’anno (da lunedì 4 a domenica 10 gennaio) la Fondazione Hume calcola settimanalmente il valore dell’indice DQP (acronimo per: Di Questo Passo).

L’indice si propone di fornire, ogni settimana, un’idea vivida della velocità con cui procede la vaccinazione, indicando l’anno e il mese in cui si potrà raggiungere l’immunità di gregge procedendo “Di Questo Passo”.

Il calcolo dell’indice si basa su 3 parametri:

  1. quante vaccinazioni sono state effettuate nell’ultima settimana considerata;
  2. quante vaccinazioni erano già state effettuate dall’inizio della campagna (1° gennaio 2021) fino alla settimana anteriore a quella su cui si effettua il calcolo;
  3. che tipo di vaccini verranno presumibilmente usati (a 2 dosi o a dose singola).

Nella versione attuale l’indice si basa su due ipotesi ottimistiche, e precisamente:

  • l’obiettivo è solo di vaccinare il 70% della popolazione (anziché l’80 o il 90%, come potrebbe risultare necessario);
  • ci si accontenta di vaccinare ogni italiano in modo completo una sola volta, trascurando il fatto che, ove la campagna di vaccinazione dovesse prolungarsi per oltre un anno, bisognerebbe procedere a un numero crescente di rivaccinazioni.