Sugli scontri di Torino – Quell’inestirpabile PERÒ
“Siamo preoccupati dalle strumentalizzazioni di queste ore, per cui ho chiamato la presidente del Consiglio perché in questi momenti le istituzioni devono unire e non dividere”, ha dichiarato Elly Schlein dopo gli scontri di Torino a sostegno del centro sociale Askatasuna, sgomberato poco prima di Natale.
Dello stesso tenore sono la stragrande maggioranza delle dichiarazioni degli esponenti del campo largo. Tutte basate sullo schema ossimorico:
“Condanniamo nel modo più assoluto, senza se e senza ma, le vergognose violenze di Torino, MA…”
Unica variante:
“Condanniamo nel modo più assoluto, senza se e senza ma, le vergognose violenze di Torino, PERÒ…”
E’ strano, si tenta di dire che non ci sono né giustificazioni né spiegazioni né attenuanti per la violenza, ma poi – come un disco rotto che gira senza fine – non si resiste alla tentazione del contrattacco: però il governo doveva prevenire e non l’ha fatto; però è il ministro Piantedosi che ha voluto lo scontro; però se non veniva sgomberato il centro Askatasuna non ci sarebbero state le violenze; però in piazza c’erano anche decine di migliaia di manifestanti pacifici; però non si deve strumentalizzare quel che è accaduto; però il governo sbaglia a usare gli incidenti di Torino per giustificare i decreti sicurezza.
Quel che colpisce è la ripetitività, l’automatismo, la prevedibilità dello schema, che si riproduce identico a sé stesso da decenni. Possibile che a sinistra non si riesca mai a partorire un’idea nuova?
E dire che sarebbe il momento giusto, anche politicamente. È da qualche mese che PD e Cinque Stelle accusano il governo di fare troppo poco per la sicurezza, non passa giorno senza che qualche esponente dell’opposizione accusi il governo di inerzia, e proprio ora che il Governo pare intenzionato a muoversi varando un nuovo decreto sicurezza parte il fuoco di sbarramento. Non per discutere qualche provvedimento specifico e suggerirne altri più efficaci, ma per riproporre il solito mantra progressista: spendere di più, ma senza introdurre nuovi reati o dare maggiori poteri alle forze dell’ordine.
Soprattutto, senza vedere un problema grosso come una casa, che affligge la sinistra da troppo tempo: il suo rapporto ambiguo con la violenza e la sopraffazione. Un problema che solo la sinistra stessa può affrontare, perché è grazie alla sua indulgenza, alla sua ambiguità, e qualche volta persino sulla sua benevolenza che violenza e sopraffazione continuano a prosperare.
Se ogni volta che si cerca di impedire un convegno, un dibattito, la presentazione di un libro, se ogni volta che “frange estremistiche” incitano all’odio, bruciano le immagini dei politici sgraditi, inneggiano alle organizzazioni terroristiche, se ogni volta che in nome dell’antifascismo si mette a ferro e fuoco una città, le forze di sinistra si mobilitassero in difesa della legalità, della democrazia, della libertà di tutti, oggi non ci sarebbe bisogno di decreti sicurezza, e nessuno parlerebbe di “strumentalizzazione” delle vicende di piazza. E assisteremmo precisamente a quello che Schlein auspica: istituzioni “capaci di unire e non dividere”.
[articolo uscito sulla Ragione il 3 febbraio]