Perché voto sì

Al referendum sulla riforma costituzionale della giustizia di fine marzo io voto Sì. Ecco le ragioni.

1) È necessario separare le carriere dei pubblici ministeri da quelle dei giudici. Il giudice deve essere equidistante tra l’accusa e la difesa, come avviene in tutti gli altri ordinamenti democratici (Germania, Francia, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti, ecc.). Solo il nostro paese fa eccezione, essendo fermo all’impostazione inquisitoria del codice Rocco emanato sotto il fascismo. È una garanzia di civiltà che protegge tutti i cittadini dagli abusi. Il giudice è un arbitro, non può essere più vicino ad una parte rispetto all’altra. In aggiunta, rendendo più specifico il ruolo del pubblico ministero, questo sarebbe più adatto a svolgere le attività di indagine in collaborazione con le forze di polizia.

2) È opportuno che i nuovi organi di cd. autogoverno – sia dei giudici che dei pubblici ministeri – siano composti da membri nominati per sorteggio rispettivamente tra i giudici e i pubblici ministeri, e non eletti da questi. È un principio fondamentale. Nel nostro ordinamento, anche dopo la riforma tutti i magistrati saranno selezionati mediante concorso sulla base della loro competenza tecnica, senza passare tramite elezioni e senza quindi una legittimazione popolare. Il CSM dev’essere un organismo tecnico, non politico. Chi vuole fare politica si candida alle elezioni. La sovranità è una prerogativa del Parlamento, dove si approvano le leggi, mentre i giudici le leggi le applicano. Adesso il CSM è una sorta di parlamentino dei magistrati, e gli incarichi vengono assegnati più per logiche di appartenenza che per merito. E spesso – è purtroppo difficile sostenere il contrario – i magistrati fanno politica, sostituendosi ai partiti e a chi è stato eletto per governare e amministrare la comunità.

3) Infine, è utile avere un’Alta Corte dove si eserciti il potere disciplinare nei confronti dei magistrati che sbagliano. Attualmente, i procedimenti disciplinari davanti al CSM non danno sufficienti garanzie, essendo affidati all’autoreferenzialità dell’organo di autogoverno dei magistrati. È invece importante introdurre finalmente il principio di responsabilità anche in questo ambito, così delicato per la vita di tutti noi.