Perché la gente non va a votare

“Se dovessimo giudicare i governi dal consenso che hanno—ha scritto Marcello Veneziani–dovremmo dire che i due terzi dei governi occidentali sono sfiduciati dalla maggioranza del popolo sovrano”. Rispetto al resto del mondo,”la vera differenza, per noi enorme, è che da noi non si usa la violenza e almeno in teoria è possibile un ricambio”. La sfiducia di cui parla Veneziani si riferisce all’astensio-nismo elettorale cresciuto, specie in Italia, a ritmi preoccupanti. Sennonché, ci si chiede, può la partecipazione al voto essere assunta come una riprova della crisi irreversibile in cui versano le istituzioni democratiche? Gaetano Mosca, nel periodo in cui veniva considerato un liberale antidemocratico, in un’intervista al ‘Regno’ del 1904, ammoniva: ”Dobbiamo alla democrazia almeno in parte, il regime di discus-sione in cui viviamo; le dobbiamo le principali libertà moderne: quella di pensiero, di stampa, di associazione. Ora il regime di libera discussione è, il solo che permetta alla classe politica di rinnovarsi, che la tenga a freno, che la elimini quasi automatica-mente quando essa non corrisponda più agli interessi del paese”. E’ questo il punto: al di fuori dell’Europa occidentale, delle sue proiezioni oceaniche e di una fascia ristretta di paesi asiatici occidentalizzati, non solo non c’è libertà politica (i popoli non vanno a votare se non per plebiscitare i despoti che li governano) ma non c’è neppure libertà di critica, di discussione, di manifestazione contro i detentori del potere. E’ per queste ragioni che ha senso la domanda–oggetto dell’ironia di Veneziani– :”Tu andresti a vivere in Venezuela, in Iran, in Russia?’ .”No, non ci andrei non (solo) perché non potrei votare per l’opposizione, ma (soprattutto) perché non potrei dire liberamente quel che penso di chi comanda e delle leggi che fa”. Se la gente non va a votare non è solo per ”mancanza di fiducia” ma anche per “mancanza di paura”: pensa (a ragione o a torto) che il suo voto non cambi niente e che, col nuo-vo governo, non starà né peggio né meglio di prima. Non ci sono oggi ‘poste in gioco alte’—il pericolo di una dittatura di destra o di una vera rivoluzione sociale—che possano portare al seggio un gran numero di cittadini. Quando ci sono state, al tempo della DC di Alcide De Gasperi, l’affluenza alle urne è stata altissima.

[ Dal Il Giornale del Piemonte e della Liguria – Martedì 27 gennaio 2026]