“Meglio morti che rossi”, anzi russi ?

Le guerre in corso—dal conflitto russo-ucraino a quelle che incendiano il Medio Oriente–stanno provocando profonde lacerazioni politiche, culturali ed etiche nell’opinione pubblica europea. Anche nel nostro paese le diverse interpretazioni degli eventi, col passare del tempo, tendono ad approfondirsi e a divaricarsi sempre di più. E ,quel che più conta, si tratta di divisioni trasversali che rendono difficile ,alla lunga, la tenuta sia del campo largo ,a sinistra, che delle forze liberali e conservatrici ,a destra. L’indebolirsi dell’identità nazionale contribuisce ,inoltre, a esasperare  la guerra civile tra gli ‘idealisti’ che vorrebbero che l’Italia intervenisse, militarmente e senza esitazioni, a fianco dell’Ucraina  e i ‘realisti’ che ricordano la lezione di Benedetto Croce:” gli stati in quanto tali non sono in gra­do di promuovere la libertà di altri stati se non quando questa torni a loro utile, e sia perciò, rispetto ad essi, non un fatto morale ma accre­scimento o mantenimento della propria potenza”. Francamente trovo insopportabile il richiamo degli idealisti ai ‘valori dell’Occidente’ da difendere contro la barbarie russa. Quale Occidente? Quali valori? Ben diverso, invece, è il timore che un Putin vittorioso, dopo l’Ucraina, non esiterebbe a riprendersi i paesi baltici, già parte dell’impero sovietico. Su questo punto, tuttavia, i pareri sono discordi e la discussione resta aperta. E’ indubbio, comunque, che per quanti vedono nella Russia una minaccia mortale per l’Europa (e non solo per quella orientale) ci sarebbe bisogno di una rivoluzione culturale, volta a rimodellare le nostre opinioni pubbliche, ancora interessate a “gingillarsi con i vecchi pregiudizi novecenteschi’ e sprofondate nel dolce sonno pacifista –conciliato anche dalle encicliche papali. La guerra contro Mosca,  anche se non lo si dice chiaramente, appare inevitabile e ,con essa ,una ridefinizione delle priorità politiche, dal riarmo a una nuova educazione delle masse che risvegli negli spiriti la saggezza romana del “se vuoi la pace prepara la guerra”. C’è un piccolo particolare, però: Putin dispone di 5.580 testate nucleari e, in una guerra contro l’Europa, non si limiterà certo a impiegare soltanto i droni. Faremo nostro il motto degli anni cinquanta “meglio morti che rossi”, anzi russi?

[articolo uscito su Il Giornale del Piemonte e della Liguria il 10 giugno 2026]

Professore Emerito di Storia delle dottrine Politiche Università di Genova

dino@dinocofrancesco.it