L’andamento dell’epidemia nelle province

I grafici che seguono rappresentano l’andamento nuovi casi settimanali nelle 107 province italiane, in base ai dati diffusi dalla Protezione Civile giovedì 18 giugno (ore 18.00).

In rosso sono rappresentate le province che, il 18 giugno (rispetto alla settimana precedente), hanno registrato un numero di nuovi casi (in rapporto alla popolazione) superiore alla media nazionale (3,7 casi ogni 100.000 abitanti), in blu le province con una densità di nuovi contagi fra 0.7 e 3.7 casi ogni 100 mila abitanti, in verde chiaro quelle con una densità di nuovi contagi inferiore a 0.7 e superiore a 0, in verde scuro le province con 0 nuovi contagi.




Tamponi, non diminuiscono solo in Italia

Come abbiamo avuto modo di sottolineare in un precedente contributo, il trend dei tamponi processati in Italia ha incominciato a piegare verso il basso a partire dal 25 maggio, giorno in cui è stato permesso a quasi tutte le attività economiche di riaprire. Negli ultimi due giorni (ultimo dato disponibile, ore 18.00 dell’11 giugno), vi è stato un leggero rialzo, ma se si confronta l’ultimo dato disponibile con quello del 24 marzo si scopre che il numero settimanale di tamponi è diminuito di circa l’11% rispetto a due settimane fa.

Come abbiamo già precedentemente mostrato, l’Italia non è il paese che fa più tamponi. Se si calcola il numero complessivo di test effettuati (dall’inizio dell’epidemia) sul totale della popolazione, il nostro paese si posiziona dietro a Lussemburgo, Islanda, Lituania, Danimarca, Portogallo, Canada, Norvegia, Irlanda e Israele. L’Italia si colloca dunque al decimo posto di una graduatoria che riguarda 38 paesi avanzati per i quali sono disponibili dati recenti sul numero di tamponi.

Se invece si considera l’anzianità epidemica, la posizione del nostro paese scivola di sei posizioni nella classifica. Si trova dietro non solo a Islanda o Lussemburgo, paesi dove la strategia di campionamento può risultare più facile data la loro dimensione demografica, ma anche a paesi come Danimarca, Canada, Portogallo, Norvegia, Stati Uniti e Germania.

Ciò significa che questi paesi hanno scelto di attivare una strategia di screening del virus in modo più tempestivo. Si deve però tenere presente che l’Italia sconta – più di altri paesi in cui il virus si è diffuso in una fase successiva – l’essersi attenuta alle iniziali raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che prevedevano di effettuare tamponi solo a chi avesse manifestato sintomi.

Se si guarda invece a ciò che è successo negli ultimi giorni, si può vedere come l’Italia, ancora una volta, non si trovi in cima alla graduatoria. Lussemburgo, Danimarca, Lituania, Canada e Portogallo – che già vantano un numero di tamponi per abitante e per anzianità epidemica superiore al nostro – hanno effettuato nell’ultima settimana più tamponi di noi. Anche Stati Uniti, Cile, Regno Unito, Svezia, Australia e Spagna hanno avuto performance migliori dell’Italia.

Abbiamo detto che in Italia il trend dei tamponi settimanali è in discesa, ma il nostro non è l’unico paese ad aver diminuito il ritmo dei test effettuati. Come si vede dai grafici seguenti, anche la curva di paesi come Finlandia, Islanda, Belgio, Irlanda, Nuova Zelanda, Lituania, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia o Slovacchia si sta attenuando.

In altri paesi, invece, la tendenza è all’aumento. Parliamo di Canada, Lussemburgo, Paesi Bassi, Korea, Svezia e Cile.

 

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Nota tecnica

I dati utilizzati provengono dai database Ourworldindata e dalla Johns Hopkins University aggiornati al 10 giugno 2020.
La frequenza di pubblicazione dei test effettuati differisce a seconda del paese considerato. Alcuni forniscono dati quotidianamente, altri paesi (come Germania, Spagna o Svezia) comunicano il dato con cadenza settimanale.
Il confronto internazionale è stato quindi effettuato a parità di aggiornamento. L’ultimo dato disponibile sul tasso dei tamponi per abitante di un paese è stato confrontato con il dato italiano relativo al corrispondente periodo.

Alcuni paesi, inoltre, pubblicano il numero di persone testate, mentre altri comunicano il numero di test effettuati, in altri casi ancora non è chiara l’unità di riferimento del dato.

Per effettuare un confronto omogeneo dei dati, si è quindi scelto di convertire i casi testati in tamponi effettuati utilizzando un coefficiente di correzioni (pari a 1.55 ovvero al rapporto registrato in Italia, Giappone e Regno Unito fra tamponi effettuati e casi testati).

Oltre ai test PCR effettuati, le autorità spagnole comunicano il numero di test sierologici eseguiti. Questi ultimi sono stati esclusi dalle analisi.

I dati del Regno Unito si riferiscono ai tamponi effettuati a coloro che hanno necessità di cure ospedaliere in laboratori e negli ospedali del SSN e quelli destinati ad una “popolazione più ampia” come indicato nelle linee guida del Governo. Sono esclusi i test inviati tramite posta.

Per anzianità epidemica di un paese intendiamo il numero di giorni trascorsi dal momento in cui il numero di decessi ha superato l’1 per 100.000 abitanti.




Umbria e Basilicata: la lepre e la lumaca nella lotta al Coronavirus

(il termometro della Fondazione Hume regione per regione)

Da lunedì 6 aprile la Fondazione David Hume inizia la pubblicazione di un bollettino settimanale sull’andamento dell’epidemia nelle 19 Regioni italiane e nelle 2 Province autonome di Trento e Bolzano.
Il bollettino settimanale sulle Regioni e Province si affianca al bollettino giornaliero sull’Italia nel suo insieme, che esce ogni giorno alle 20 sul sito della Fondazione, nonché, alla medesima ora, nell’ambito del telegiornale di La7.
Entrambi i bollettini forniscono una valutazione dell’andamento dell’epidemia mediante un nuovo indice sintetico e intuitivo. L’indice si legge come una temperatura, e misura la velocità di propagazione del contagio su una scala che va da 42° (epidemia galoppante) a 37° (epidemia sostanzialmente arrestata).

Risultati dell’ultima settimana. Nel corso della settimana che va da lunedì 6 aprile a lunedì 13 aprile la temperatura dell’epidemia è scesa nella maggior parte delle regioni.
Sei sono invece le regioni che registrano una tendenza all’aumento: Abruzzo, Basilicata, Sicilia, Friuli V.G., Piemonte e Molise.

Se consideriamo le tendenze più recenti, ovvero gli ultimi due giorni della settimana, la regione con la temperatura più bassa (ossia con la dinamica del contagio più lenta) è risultata l’Umbria, quella con la temperatura più alta (ovvero con la dinamica del contagio più pronunciata) è stata la Basilicata.
Oltre all’Umbria, anche altre cinque regioni mostrano un andamento migliore di quello dell’Italia nel suo insieme: Calabria, Marche, Lombardia, Sardegna e Campania.
Per questa settimana la regione-lepre (la più rapida nella corsa ai 37 gradi) è l’Umbria, che ha già raggiunto 37.0.
La regione-lumaca (la più lenta) è la Basilicata, con 38.6.
Questa settimana, nessuna regione ha più di 40 di febbre.

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Appendice

Riportiamo, di seguito, i diagrammi dell’evoluzione settimanale della temperatura nelle 21 Regioni e Province.




La velocità dell’epidemia di Coronavirus in Italia

Per valutare come evolve un’epidemia di norma si usa un diagramma che rappresenta l’incremento dei casi per unità di tempo (tipicamente il giorno).

Qui noi preferiamo adottare un’altra rappresentazione, di più facile lettura, che si basa sui tassi di crescita stabilizzati: la g-curva epidemica rappresenta l’andamento giorno per giorno dei tassi di crescita tendenziali.

Fonte: elaborazioni Fondazione Hume su dati Dipartimento della Protezione Civile

Nella fase iniziale dell’epidemia i tassi di crescita erano superiori al 35%, poi pur fra qualche oscillazione sono gradualmente scese, fino al livello attuale, prossimo al 8-9%.

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NOTA TECNICA. Il grafico rappresenta la g-curva epidemica, ovvero il tasso di crescita dei soggetti risultati positivi al COVID-19 in Italia. Il tasso G3 è uguale a

g3 = [(yt + yt-1)/(yt-2 + yt-3)]1/2 – 1

dove

  • yt rappresenta il numero di casi totali al tempo t
  • yt-1 è uguale ai casi totali al tempo t-1
  • yt-2 è uguale ai casi totali al tempo t-2
  • yt-3 è uguale ai casi totali al tempo t-3



L’epidemia in Italia e Spagna

Sono saliti a 47.610 i casi positivi al Covid-19 in Spagna, mentre il numero dei decessi ha raggiunto quota 3.400, superando, come l’Italia, la Cina. Oggi la Spagna è il quarto paese più colpito.

L’Italia è seconda (dopo la Cina), ma se si sincronizzano le curve dei due paesi facendole partire dal giorno in cui sono stati registrati più di 400 casi, vediamo come la diffusione dell’epidemia sia stata decisamente più veloce in Spagna.

Fonte: elaborazioni Fondazione Hume su dati ECDC e Dipartimento della Protezione Civile italiana

Anche la curva dei decessi ha iniziato, da qualche giorno, a muoversi più velocemente di quella italiana.

Fonte: elaborazioni Fondazione Hume su dati ECDC e Dipartimento della Protezione Civile italiana