CRITERI NECESSARI PER ASSICURARE ALLE DISCUSSIONI, AI DIBATTITI, AI TALK SHOW, UN ESITO UTILE E POSITIVO

Quando ho avuto la fortuna di vedermi assegnata la Borsa di Studio “Giacinto Motta”, forse la più importante che veniva data in Italia, avevo solo 27 anni ed ero già laureato in Economia. Grazie alla Borsa di Studio ebbi l’opportunità di passare più di un anno negli USA, in un Università prestigiosa.

La motivazione della Borsa di Studio fu la seguente:

“Lei fatto uscire dalla porta rientra dalla finestra. Non si arrende mai. E questa è una dote straordinaria per la sua vita.”

Grazie alla Borsa di Studio arrivai alla Syracuse University, collocata a nord nello Stato di New York, vicino alle Cascate del Niagara. L’Università di Syracuse aveva 17.000 studenti provenienti da 58 nazioni. Fu per me una sorta di “Globalizzazione delle relazioni” a livello mondiale. Infatti, da quel momento mia moglie ed io, nella gran parte dei Paesi dove andavamo, al nostro arrivo c’era un mio compagno o compagna di Università ad attenderci, che ci assicurava, nei giorni disponibili, di vedere e conoscere quanto di importante e bello c’era nel loro Paese.

All’inizio dei corsi universitari, mi dovetti confrontare con criteri di insegnamento nuovi e molto efficaci. Uno di questi criteri consisteva nella selezione casuale di 8/10 studenti, fatti sedere ciascuno intorno ad un tavolo. Il Professore, in piedi, assegnava il tema da discutere, per accertare la propensione o meno di ciascuno di voler imporre le proprie idee oppure di contribuire ad una migliore conoscenza di tutti, compreso me stesso. Il Professore, ripeto, era in piedi con funzione di giudice e si limitava a valutare il comportamento di ciascuno. Se vedeva qualcuno che non cambiava mai le proprie opinioni e voleva imporre le proprie idee agli altri, lo invitava ad alzarsi ed uscire dalla discussione, perché non solo era inutile ma anche dannoso, dal momento che ogni dibattito aveva un tempo limite di durata e chi non contribuiva positivamente, era dannoso. Commentava la sua decisione (e questo mi è rimasto in testa come insegnamento di vita) dicendo:

“SE TU NON HAI DUBBI SU QUELLO CHE PENSI, SU QUELLO CHE CONOSCI, SE IL TUO COMPORTAMENTO È IMPORRE LA TUA OPINIONE AGLI ALTRI,NON HAI SPERANZA DI PROGREDIRE“.

La discussione proseguì e arrivò il momento dell’espulsione di un altro studente: “Tu ti comporti in modo molto rigido e in sostanza non dai alcun aiuto agli altri, né a te stesso. Ti faccio uscire perché la tua rigidità è così forte da essere paragonabile ad un treno costretto a viaggiare solo su un lungo rettilineo.” La definizione che faceva il professore dello studente era: “you have a one track mind = tu hai una mente molto rigida”. Finché un treno viaggia su un rettilineo ce la fa, quando invece arrivano le curve inevitabilmente deraglia. Questa è la realtà della vita di ogni essere umano.

Dopo la discussione, scaduto il tempo, il Professore dava la sua sentenza: “Le discussioni caratterizzate da uno contro l’altro non producono alcun beneficio a nessuno. Le discussioni che producono benefici sono quelle in cui si discute, si dibatte per imparare e nel contempo essere d’aiuto agli altri per migliorare la loro conoscenza”.

Chiunque potrà obiettare ma questa è logica elementare, di una banalità estrema! Eppure, quasi sempre non è messa in pratica!!!

Con il passare degli anni ho mantenuto i rapporti sul tema delle discussioni costruttive e ogni professore di turno mi diceva: “Per avere la speranza di diventare costruttiva, deve essere utile ai fini di una diffusione di cultura positiva per il Paese, per sé stessi e per gli altri.

Il primo requisito che bisogna rispettare è che il conduttore di qualsiasi dibattito o talk show deve avere un obiettivo da raggiungere, un obiettivo positivo.

È facile intuire quale obiettivo un conduttore intende raggiungere, desumendolo dalle persone invitate ad un talk show. Nella maggior parte dei casi diventa chiaro a tutti che le persone ospitate non intendono cambiare la loro opinione, non solo, ma la loro opinione è completamente diversa da quella degli altri e non nascono discussioni costruttive ma solo zuffe.

In molti casi, vengono invitate persone che si sa già cosa diranno prima che parlino e magari sono professori che ritengono di insegnare agli altri “che non vogliono capire” o che sono “troppo ignoranti per capire”.

Non voglio dilungarmi troppo, voglio solo dire che tutto ciò che viene trasmesso dalla televisione nel nostro Paese e viene visto da un enorme numero di telespettatori durante una serata, è spesso esattamente il contrario di quello che dovrebbe essere. Il Paese, la sua cultura ne soffrono.

Una constatazione a dir poco singolare è che tutto è impostato nel modo che il conduttore di turno è di fatto il Protagonista. Sempre singolare il fatto che essendo Protagonista e trattando in ogni talk show temi diversi, finisce per essere un tuttologo, esperto di qualsiasi tema.

La situazione nella realtà è esattamente contraria di ciò che mi era stato insegnato negli USA:

  • Nei nostri talk show il Conduttore è il Protagonista sin dal primo minuto e gli altri anziché essere persone che possono contribuire ad un risultato positivo per tutti, per il Paese e per ogni italiano, sono di fatto “pedine” che il Conduttore muove a suo piacimento.
  • In sintesi, una realtà opposta. È la cultura italiana, così come il ruolo delle emittenti nell’intero Paese, che rimangono quelle che sono.